giovedì 5 febbraio 2026

Residenza nella Repubblica Dominicana: definitiva sulla carta, temporanea nei fatti

 


Tra gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana il tema della residenza torna ciclicamente, quasi ossessivamente. Non per ignoranza delle norme, ma per una sensazione diffusa: anche quando è “definitiva”, la residenza non dà mai una stabilità piena.

È giusto chiarirlo subito:
la residenza definitiva nella RD dura 10 anni. Non uno, non due.
Eppure, proprio qui nasce la questione.

Una “definitiva” che scade

In molti Paesi dell’area, la residenza definitiva è tale nel senso pieno del termine: non ha scadenza o richiede solo aggiornamenti simbolici. Nella RD, invece, anche dopo decenni di vita regolare, integrazione e spesa sul territorio, lo straniero deve rinnovare, ripresentarsi, ripagare.

Il messaggio implicito è chiaro:
sei benvenuto, ma non sei mai davvero stabile.

Quanto vale economicamente questa scelta

I dati ufficiali sulle entrate non sono pubblici, ma le stime sono realistiche. Tra residenze temporanee, permanenti e rinnovi decennali, decine di migliaia di stranieri pagano:

  • tasse amministrative,

  • visite mediche obbligatorie,

  • diritti di emissione,

  • costi indiretti (traduzioni, intermediari, spostamenti).

Anche con stime prudenti, il sistema delle residenze garantisce allo Stato dominicano decine di milioni di dollari l’anno. Entrate regolari, prevedibili, ricorrenti, pagate da persone che già contribuiscono all’economia locale vivendo, consumando e investendo nel Paese.

La domanda è inevitabile:
questo sistema serve solo al controllo migratorio o è diventato anche una forma di fiscalità silenziosa?

Il confronto che pesa

Il paragone con altri Paesi della regione è impietoso:

  • In Panamá, una volta ottenuta la residenza permanente, non esiste un rinnovo periodico oneroso.

  • In Costa Rica, lo Stato punta sulla stabilità del residente, non sul pagamento ripetuto.

  • In Méssico, dopo pochi anni si arriva a una condizione giuridica solida e duratura.

In questi Paesi lo straniero stabile è visto come risorsa a lungo termine.
Nella RD, invece, resta un ospite regolamentato nel tempo.

Il vero nodo non è la durata

Il problema non è se la residenza dura 2, 5 o 10 anni.
Il problema è che non esiste un punto di arrivo definitivo, una soglia oltre la quale lo Stato dica: “sei parte stabile di questo Paese”.

Anche dopo 20 o 30 anni:

  • nessuna stabilità giuridica piena,

  • nessun riconoscimento automatico,

  • nessuna riduzione strutturale degli oneri.

Solo rinnovi.

Una scelta legittima, ma politica

Sia chiaro: la Repubblica Dominicana ha il diritto sovrano di decidere come gestire l’immigrazione. Nessuno parla di discriminazione o di chiusura.
Ma è altrettanto legittimo dire che questo modello non è neutrale.

È una scelta politica ed economica che privilegia:

  • controllo continuo,

  • flessibilità per lo Stato,

  • entrate costanti,

a scapito della stabilità del residente straniero.

La RD invita, quindi, a vivere qui, promette qualità della vita, accoglie pensionati e imprenditori. Ma allo stesso tempo ricorda periodicamente una verità semplice:

puoi restare, ma a tempo. Sempre.

Non è un dettaglio burocratico.
È una visione dello Stato.


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