martedì 14 aprile 2026

Nuova cédula al via nella Repubblica Dominicana, ma non per gli stranieri residenti

 


Parte il rinnovo del documento per i cittadini dominicani. Gli italiani residenti dovranno attendere.


È partita nella Repubblica Dominicana la nuova operazione di cedulazione, destinata a rinnovare il documento di identità nazionale con un sistema più moderno e digitale.

Il processo riguarda, almeno per il momento, esclusivamente i cittadini dominicani, chiamati nei prossimi mesi a sostituire la vecchia cédula con una nuova versione dotata di tecnologie avanzate, maggiore sicurezza e funzionalità digitali.

Per quanto riguarda invece gli stranieri residenti – tra cui molti italiani – non è ancora arrivato il momento. Le autorità non hanno infatti incluso questa categoria nella prima fase del progetto e, al momento, non è stata comunicata una data ufficiale per l’avvio del rinnovo anche per loro.

Una situazione che interessa da vicino la comunità italiana nel Paese, che continua a utilizzare la cédula attuale legata al proprio status di residenza.

L’operazione rappresenta comunque un passo importante verso la modernizzazione del sistema di identificazione nazionale, ma lascia aperta la questione degli stranieri, che restano in attesa di indicazioni precise.

foto Listin Diario

sabato 11 aprile 2026

Un romanzo tra sesso, potere e Segreti

  


Con I Segreti di La Caridad – Volume I, Ennio Marchetti riporta il lettore nella Repubblica immaginaria di Guacará e nella cittadina costiera di La Caridad, già protagonista di Il Signore della Luce e Guacará. Un ritorno che segna un’evoluzione: i luoghi sono gli stessi, ma il contesto è cambiato, e con esso gli equilibri sociali, economici e politici.

La Caridad è una città in trasformazione. Il verde lascia spazio al cemento, il turismo convive con nuove forme di sfruttamento e il potere locale si riorganizza in risposta a uno Stato centrale percepito come distante. In questo scenario si muovono tre simpatici ex militari in pensione, oggi titolari di un’agenzia investigativa, osservatori privilegiati di un sistema sempre più complesso, insieme a una sindaca carismatica e controversa, capace di muoversi con disinvoltura tra politica, relazioni personali e scelte estreme.

Intorno a loro prende forma una galleria di personaggi che definisce l’identità della città: Ines e la sua enigmatica pozione, il pappagallo Mori che ripete ciò che gli altri non dicono, Ezechiel profeta di sciagure, Fermin il postino infedele, Manolo e il suo Tormentón de la Noche, e don Luis Rubirosa, parroco poco incline alla rinuncia e molto sensibile al fascino femminile. In questo contesto, il #sesso non resta sullo sfondo: diventa strumento di relazione, di potere e di influenza, intrecciandosi con interessi economici e dinamiche politiche.

Il romanzo si sviluppa come un racconto corale in cui le vicende individuali si intrecciano con ciò che accade alla città: l’espansione urbana, i segnali di degrado ambientale, le tensioni sociali tra chi beneficia del cambiamento e chi ne resta escluso, e un potere locale sempre più deciso a ridefinire il proprio ruolo. Ogni elemento contribuisce a un equilibrio instabile, destinato progressivamente a incrinarsi.

Con il procedere della narrazione, La Caridad smette di essere solo lo sfondo degli eventi e diventa il vero centro della trasformazione: le scelte politiche, economiche e personali, comprese quelle più intime e compromettenti, producono effetti concreti, capaci di influenzare non solo la vita della città ma anche i rapporti con il potere nazionale.

Il primo volume si conclude quando questa tensione accumulata si traduce in una frattura reale, aprendo la strada agli sviluppi del secondo capitolo.

Per avere il libro:

https://www.lulu.com/it/shop/ennio-marchetti/i-segreti-di-la-caridad/paperback/product-nvr7ew5.html?page=1&pageSize=4

Disponibile anche in Amazon.com

Centro America e Caraibi, caro vita e petrolio: cresce la preoccupazione tra gli italiani all’estero

 


Il conflitto in Medio Oriente ha già provocato forti tensioni sui mercati energetici globali. La riduzione delle forniture di petrolio — stimata fino al 13% a livello mondiale — sta spingendo verso l’alto i prezzi e creando instabilità .

Il nodo centrale è lo Stretto di Hormuz, da cui passa una quota enorme del petrolio mondiale. Le interruzioni e i blocchi hanno generato quello che gli esperti definiscono uno dei più grandi shock energetici della storia recente.

Anche quando i prezzi scendono temporaneamente, restano comunque più alti rispetto al periodo precedente alla guerra, e gli effetti si fanno sentire a catena su carburanti, trasporti e beni di consumo .

In Paesi come Repubblica Dominicana, dove gran parte dei beni è importata, l’aumento del costo del carburante si traduce rapidamente in trasporti più cari, aumento dei prezzi nei supermercati, rincari nei servizi turistici.

Per economie fortemente dipendenti dall’importazione di energia, anche piccoli aumenti del petrolio possono avere un impatto immediato e visibile.

Molti italiani residenti nella regione, pensionati o lavoratori si trovano ora a fronteggiare una doppia pressione: caro vita già in crescita, rischio di ulteriori aumenti legati all’energia.

Alcuni stanno già cambiando abitudini: meno uso dell’auto, maggiore attenzione ai consumi, scelta di prodotti locali.

Secondo analisti internazionali, il mercato del petrolio potrebbe entrare in una fase di carenza nel 2026 proprio a causa del conflitto . E anche in caso di tregua, il ritorno alla normalità non sarà immediato.

Il risultato è un clima di incertezza che si riflette anche nelle piccole realtà del Centro America e dei Caraibi.

Per gli italiani all’estero, il messaggio è chiaro: il contesto economico sta cambiando rapidamente.

Se fino a pochi anni fa vivere in questa regione significava ridurre i costi, oggi diventa sempre più importante pianificare, adattarsi e seguire con attenzione gli sviluppi internazionali, anche quelli che sembrano lontani, come una guerra nel Golfo Persico.

mercoledì 8 aprile 2026

Repubblica Dominicana sotto l’acqua: Santo Domingo paralizzata dalle piogge

 


Ancora una giornata di caos e paura nella capitale dominicana, dove le forti piogge delle ultime ore hanno provocato inondazioni diffuse, strade impraticabili e gravi disagi alla popolazione.

Secondo quanto riportato da Diario Libre, le precipitazioni sono legate alla presenza di una vaguada (area di bassa pressione) che da giorni insiste sul territorio nazionale, generando piogge intense, temporali e raffiche di vento, soprattutto nel Gran Santo Domingo.

Le conseguenze non si sono fatte attendere: interi quartieri della capitale si sono ritrovati con le strade trasformate in fiumi, con veicoli bloccati e traffico completamente paralizzato.

Le autorità dominicane, attraverso il Centro de Operaciones de Emergencias (COE), avevano già lanciato allerta gialla per Santo Domingo e il Distrito Nacional, segnalando il rischio di inondazioni urbane e improvvise.

Le condizioni meteorologiche, infatti, erano considerate favorevoli a fenomeni estremi:

  • piogge da moderate a forti
  • temporali con fulmini
  • raffiche di vento
  • rischio di esondazioni di fiumi e cañadas

Anche Listín Diario aveva evidenziato nei giorni scorsi come la stessa situazione potesse degenerare rapidamente, con precipitazioni in aumento nelle ore pomeridiane e serali.

Il maltempo non ha colpito solo Santo Domingo. In diverse province del Paese si sono registrati:

  • allagamenti di abitazioni
  • comunità temporaneamente isolate
  • interruzioni nei servizi idrici

In alcune zone, secondo i rapporti precedenti del COE citati da Diario Libre, si è arrivati perfino a evacuazioni preventive e acquedotti fuori servizio, lasciando decine di migliaia di persone senza acqua.

Quello che colpisce, ancora una volta, è che non si tratta di un evento eccezionale. Le immagini di Santo Domingo sommersa dall’acqua si ripetono con inquietante regolarità.

Le cause sono note:

  • sistema di drenaggio insufficiente
  • urbanizzazione caotica
  • accumulo di rifiuti che ostruiscono le cañadas
  • scarsa manutenzione delle infrastrutture

Ogni pioggia intensa si trasforma così in emergenza.

Mentre le autorità monitorano la situazione e mantengono i livelli di allerta, la popolazione vive tra preoccupazione e frustrazione, consapevole che, passata l’emergenza, il problema resterà.

E come spesso accade nei Caraibi, non è la pioggia il vero disastro, ma l’incapacità di gestirla.

martedì 7 aprile 2026

Taser e responsabilità: una domanda che non possiamo ignorare

 


Ieri, a Las Terrenas, nella Repubblica Dominicana, un agente di polizia ha utilizzato una pistola elettrica contro un minore. Un fatto che, al di là delle circostanze specifiche, apre interrogativi profondi e urgenti sul modo in cui vengono impiegati strumenti di coercizione potenzialmente letali.

Ci poniamo una domanda semplice, ma fondamentale: chi utilizza queste armi è pienamente consapevole dei rischi che comportano?

Le cosiddette “pistole elettriche” — comunemente note come taser — sono spesso percepite come strumenti non letali. Tuttavia, la realtà è più complessa. In presenza di determinate condizioni mediche, come patologie cardiache, una scarica elettrica può provocare conseguenze gravissime, fino alla morte. E qui emerge un punto critico: è possibile sapere, nel momento dell’intervento, se la persona colpita è cardiopatica?

La risposta è evidente: no.

Ed è proprio questa incertezza a rendere indispensabile una preparazione rigorosa e protocolli chiari. L’uso di un taser non può essere lasciato alla discrezionalità o all’improvvisazione. Richiede formazione specifica, aggiornamento continuo e, soprattutto, la capacità di gestire le conseguenze immediate di un eventuale incidente.

Da qui nasce una seconda domanda, ancora più delicata: gli agenti che dispongono di queste armi sono dotati degli strumenti necessari per intervenire in caso di emergenza?

Un defibrillatore dovrebbe essere parte integrante dell’equipaggiamento di chi utilizza una pistola elettrica. Ma non basta averlo: bisogna saperlo usare, e saperlo usare bene, sotto pressione, in situazioni critiche. Questo implica addestramento reale, non formale.

Se così non fosse, ci troveremmo di fronte a uno scenario preoccupante: armi distribuite senza adeguata preparazione, con il rischio concreto di trasformare uno strumento di controllo in un fattore di pericolo mortale.

Non si tratta di mettere in discussione il ruolo delle forze dell’ordine, né di ignorare le difficoltà operative che affrontano quotidianamente. Si tratta, piuttosto, di ribadire un principio essenziale: la sicurezza pubblica non può prescindere dalla responsabilità.

Ogni strumento affidato a un agente dello Stato deve essere accompagnato da formazione, consapevolezza e protocolli rigorosi.

venerdì 3 aprile 2026

Settimana Santa in Repubblica Dominicana: tra fede e “teteo”

 


Tra tradizione religiosa e notti di musica ad alto volume, il volto contrastante della Settimana Santa nella Repubblica Dominicana

La Settimana Santa nella Repubblica Dominicana è, da sempre, un periodo di forte partecipazione popolare. Ma accanto alla dimensione religiosa, negli ultimi anni si è affermato un fenomeno sempre più evidente: quello del cosiddetto teteo, ovvero feste rumorose, spesso notturne, che trasformano questi giorni in una sorta di vacanza collettiva.

Se da un lato molte famiglie partecipano alle celebrazioni religiose – messe, processioni e momenti di riflessione – dall’altro una larga parte della popolazione approfitta del lungo fine settimana per spostarsi verso le località turistiche.

Spiagge e fiumi si riempiono, mentre le città si svuotano. Il clima è quello tipico delle vacanze: musica, barbecue, alcol e gruppi di amici.

Negli ultimi anni, il termine teteo è entrato nel linguaggio quotidiano per descrivere feste informali, spesso organizzate in strada o in ville private, con musica ad altissimo volume che può durare fino alle 3 o 4 del mattino.

Un fenomeno che divide: per alcuni, è espressione di libertà e socialità, per altri, è sinonimo di disordine e mancanza di rispetto

In molte zone residenziali non sono rare le lamentele dei residenti costretti a notti insonni.

Negli ultimi anni, le autorità dominicane hanno cercato di contenere gli eccessi attraverso controlli, limitazioni alla vendita di alcol e campagne di sensibilizzazione.

Tuttavia, far rispettare le regole non è semplice, soprattutto quando le feste si spostano in contesti privati, come ville e residenze turistiche.

La Settimana Santa dominicana resta un momento importante dal punto di vista religioso, ma appare sempre più segnata da una trasformazione culturale.

Il contrasto tra raccoglimento e divertimento è evidente: mentre alcuni vivono questi giorni nel silenzio e nella fede, altri li considerano l’occasione ideale per “staccare” e fare festa.

La sfida, oggi, sembra essere quella di trovare un equilibrio tra queste due anime del Paese.

Perché se è vero che la società evolve, è altrettanto vero che il rispetto reciproco – tra chi prega e chi festeggia, tra chi riposa e chi balla – resta la base di una convivenza civile.

E proprio durante la Settimana Santa, questo equilibrio appare più fragile che mai.

martedì 31 marzo 2026

Arrestato a Santo Domingo un italiano ricercato per narcotraffico

 


Le autorità della Repubblica Dominicana, in collaborazione con l'Interpol, hanno arrestato nel Distretto Nazionale (la capitale Santo Domingo) un uomo di nazionalità italiana, identificato come Loris Di Castri, di 53 anni.

Di Castri era destinatario di una "notifica rossa" dell'Interpol (il massimo livello di allerta internazionale) fin dall'ottobre del 2019. L'accusa a suo carico è di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, reato per il quale è ricercato dalla giustizia italiana.

L'operazione è stata il risultato di un efficace scambio di informazioni tra gli uffici dell'Interpol in Italia e quelli in Repubblica Dominicana. L'arresto è avvenuto in esecuzione di una risoluzione della Suprema Corte di Giustizia dominicana, che ha disposto la detenzione del soggetto ai fini dell'estradizione.

Attualmente, l'uomo si trova sotto custodia e sarà consegnato al Pubblico Ministero per avviare le procedure legali necessarie al suo trasferimento in Italia. 

mercoledì 25 marzo 2026

Repubblica Dominicana, servizi pubblici sotto pressione: tra blackout, burocrazia e disagi quotidiani

 


Nella Repubblica Dominicana cresce il malcontento per le difficoltà legate ai servizi pubblici, tra interruzioni di energia elettrica, procedure burocratiche sempre più complesse e infrastrutture che faticano a tenere il passo con le esigenze della popolazione.

Uno dei temi più sentiti resta quello dell’energia: i blackout continuano a colpire diverse zone del Paese, creando disagi sia alle famiglie che alle attività commerciali. Nonostante gli investimenti annunciati e gli sforzi delle autorità, la continuità del servizio rimane incostante, alimentando proteste e frustrazione tra i cittadini.

A questo si aggiunge la crescente digitalizzazione dei servizi amministrativi, che se da un lato rappresenta un passo avanti, dall’altro mette in difficoltà soprattutto le fasce più anziane della popolazione. Prenotazioni online, procedure digitali e sistemi automatizzati stanno diventando la norma, ma non tutti hanno accesso o competenze per utilizzarli con facilità.

Il risultato è un sistema che, invece di semplificare, rischia in molti casi di complicare ulteriormente la vita quotidiana, costringendo le persone a lunghe attese, spostamenti inutili o tentativi ripetuti per completare pratiche essenziali.

Le autorità continuano a ribadire l’impegno per migliorare l’efficienza e modernizzare il Paese, ma la percezione diffusa è che il cambiamento proceda a velocità troppo lenta rispetto ai bisogni reali.

In questo scenario, la sfida per la Repubblica Dominicana non è solo crescere, ma garantire servizi affidabili, accessibili e davvero al servizio dei cittadini.

lunedì 23 marzo 2026

Il petrolio è la scusa. I prezzi alti sono la scelta

 


Se davvero un accordo con l’Iran è a pochi giorni, come afferma Trump, allora la domanda è inevitabile:

La risposta più semplice è: speculazione. La risposta più onesta è: non solo.

I mercati non aspettano gli accordi. Anticipano i rischi.

Basta una minaccia nello Stretto di Hormuz, un attacco a un impianto, una tensione tra potenze, e il prezzo del petrolio sale immediatamente.

Perché? Perché il petrolio non è solo una materia prima. È il cuore dell’economia globale. E quando quel cuore è a rischio, anche solo potenziale, il prezzo reagisce.

Fin qui, tutto (più o meno) comprensibile. Il problema non è tanto quando il prezzo sale. Il problema è quello che succede dopo.

Perché ormai lo sappiamo tutti: quando il petrolio aumenta, i prezzi salgono subito
quando il petrolio scende, i prezzi restano alti.

E qui la spiegazione ufficiale comincia a scricchiolare. Ci dicono: “i prezzi non scendono perché le aziende devono smaltire le scorte comprate a caro prezzo”.

Ha senso. Per un po’. Ma poi?

Quando le scorte finiscono e si compra a prezzi più bassi, perché i prezzi non scendono?

Silenzio.

Succede qualcosa di molto semplice: i prezzi salgono per necessità, ma restano alti per convenienza.

Se il consumatore continua a comprare, quel prezzo diventa il nuovo standard. E abbassarlo non conviene più a nessuno.

Non servono accordi segreti. Basta un equilibrio tacito: nessuno abbassa, tutti guadagnano.

La speculazione esiste e amplifica i movimenti. Ma non è lei a creare il problema principale. Il vero nodo è un altro: gli aumenti si trasferiscono subito. Le diminuzioni quasi mai. È una scala che sale e non scende.

Nel tempo, questo meccanismo crea un effetto evidente: ogni crisi fa salire i prezzi, ogni fase di calma non li riporta indietro, il livello generale resta sempre più alto. È una forma di inflazione silenziosa, continua.

Alla fine, come sempre paga chi fa benzina, paga chi fa la spesa, paga chi ha un reddito fisso. In altre parole: pagano sempre gli stessi. Pantalone!

RD. Abinader avverte: “Sacrifici inevitabili” per la crisi del petrolio

 


Il presidente Luis Abinader si è rivolto alla nazione domenica tramite un messaggio in catena radiofonica, televisiva e sulle piattaforme digitali, preparando i dominicani a uno scenario economico avverso.

La causa: la guerra in Iran

Abinader ha spiegato che la crisi internazionale ha generato tensioni nei mercati energetici a causa dell’interruzione parziale delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, da dove transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale consumato a livello globale. Il Bilancio Nazionale 2026 era stato formulato con un barile di petrolio a 65 dollari, ma l’attuale escalation verso i 100 dollari obbliga a effettuare aggiustamenti.

I sacrifici annunciati

Il presidente è stato diretto: ci saranno pressioni sulle tariffe elettriche, sui costi del trasporto e, in una certa misura, sui prezzi degli alimenti di base. Non perché l’economia abbia debolezze, ma perché si affronta uno shock esterno di grande portata.

Le misure del Governo

Il mandatario ha dettagliato che nel 2025 lo Stato ha destinato 11.500 milioni di pesos in sussidi ai combustibili e oltre 105.000 milioni al settore elettrico, mentre nei primi mesi del 2026 il sussidio ai carburanti ha già raggiunto circa 4.000 milioni di pesos.

Il prezzo del Gas Liquefatto di Petrolio (GLP), fondamentale per le famiglie dominicane, verrà mantenuto invariato per proteggere i settori più vulnerabili della società. Per gli altri combustibili, invece, sono stati applicati aggiustamenti graduali tra il 5,2% e il 6,7%, una misura che permetterà di ridurre il sussidio di 12.000 milioni di pesos nel resto dell’anno.

Sono stati inoltre identificati 10.000 milioni di pesos attraverso la riassegnazione di voci di bilancio non prioritarie per rafforzare i programmi sociali senza aumentare la spesa totale, e verrà implementato un sussidio ai fertilizzanti da 1.000 milioni di pesos per evitare che i costi di produzione si trasferiscano al consumatore finale.

Settore elettrico

Il settore energetico, storicamente vulnerabile, mostra tuttavia condizioni migliori rispetto al passato: la diversificazione della matrice, il maggiore peso delle rinnovabili e i contratti di gas già garantiti aiutano ad attutire l’impatto, così come la stabilità nel costo del carbone utilizzato a Punta Catalina.

Il messaggio finale

Con riserve internazionali che superano i 16.000 milioni di dollari e un’economia che rimane tra le più dinamiche della regione, il paese affronta questa congiuntura da una posizione di solidità, non di debolezza.  Il presidente ha chiesto una responsabilità condivisa: le imprese possono adottare schemi di lavoro remoto e i cittadini ottimizzare l’uso del combustibile.

giovedì 19 marzo 2026

Tre libri, una sola anima: la Repubblica Dominicana raccontata da dentro

Las Terrenas, Samaná e l’identità “aplatanada”

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C’è un momento, per chi vive all’estero, in cui smetti di sentirti straniero. Non accade all’improvviso, ma giorno dopo giorno, tra abitudini nuove, parole che diventano familiari e un modo diverso di guardare il mondo.

È proprio da questo passaggio — umano prima ancora che geografico — che nascono i tre libri di Ennio Marchetti, dedicati alla Repubblica Dominicana e, in particolare, a Las Terrenas e alla provincia di Samaná.

Tre opere diverse tra loro, ma unite da un filo comune: raccontare la realtà dominicana senza filtri, con ironia, profondità e uno sguardo che è insieme esterno e ormai profondamente coinvolto.

“Aplatanao”: quando non sei più straniero

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“Aplatanao” non è solo un titolo: è una condizione dell’anima.

Il libro raccoglie cronache, osservazioni e riflessioni di chi ha imparato a vivere la Repubblica Dominicana dall’interno, comprendendone contraddizioni, bellezza, caos e umanità.

È il racconto di un’integrazione reale, fatta di piccoli episodi quotidiani: il colmado sotto casa, le conversazioni improvvise, i ritmi caraibici che lentamente sostituiscono quelli europei.

Con uno stile diretto e spesso ironico, Marchetti accompagna il lettore in un viaggio che molti italiani all’estero riconosceranno come proprio.

Samaná: una terra sospesa tra sogno e realtà

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Con “Crónica confusa de una casi independencia”, lo sguardo si allarga e si fa più politico e sociale.

La provincia di Samaná diventa il simbolo di un territorio bellissimo e fragile, dove sviluppo, turismo e identità locale si intrecciano in modo spesso contraddittorio.

Il libro racconta una realtà complessa:

  • da un lato il paradiso naturale

  • dall’altro le tensioni legate alla crescita, agli investimenti e alle trasformazioni sociali

È una riflessione lucida, a tratti amara, su ciò che significa davvero “progresso” in un luogo come questo.

Las Terrenas: quando la musica si spegne

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“Cuando la música se apaga” è forse il più intimo dei tre libri.

Ambientato a Las Terrenas, racconta ciò che resta quando il rumore si spegne: le persone, le storie, le illusioni e le verità che emergono lontano dalla superficie turistica.

Non è solo un racconto del luogo, ma delle vite che lo attraversano:

  • stranieri in cerca di una nuova esistenza

  • dominicani che osservano, accolgono, resistono

  • incontri, delusioni, ripartenze

È un libro che parla di solitudine, di sogni e di quella sottile malinconia che spesso accompagna i paradisi.

Tre libri, un unico racconto

Insieme, queste tre opere compongono un mosaico:

  • Aplatanao → l’identità che cambia

  • Crónica confusa… → il territorio che si trasforma

  • Cuando la música se apaga → le persone che vivono tutto questo

Non sono semplici libri sulla Repubblica Dominicana.
Sono libri dentro la Repubblica Dominicana.

 

I tre libri sono disponibili:

  • direttamente dall’autore

  • su Amazon

  • su Lulu

📚 Prezzo: 1000 pesos ciascuno (copie limitate a Las Terrenas)

Per gli italiani che vivono — o sognano — la Repubblica Dominicana, questi libri rappresentano qualcosa di più di una lettura.

Sono uno specchio.

E, per molti, anche un modo per riconoscersi.

 


mercoledì 11 marzo 2026

Las Terrenas: il centro commerciale “fantasma” che apre e chiude


A #Las Terrenas, località turistica della penisola di #Samaná, sta facendo discutere un caso che ha quasi del surreale. Sul boulevard principale della città è stato inaugurato un grande centro commerciale gestito da imprenditori cinesi, un edificio imponente che non è passato inosservato né ai residenti né alle autorità locali.

Il problema, però, è che la struttura sarebbe stata aperta senza le necessarie autorizzazioni amministrative.

Secondo quanto raccontano commercianti e residenti della zona, la vicenda si è trasformata in una sorta di “telenovela urbana”. Le autorità avrebbero infatti ordinato la chiusura dell’edificio più volte, almeno cinque secondo diverse testimonianze locali.

Ogni volta, però, la storia sembra ripetersi: il centro commerciale chiude, passano pochi giorni… e riapre di nuovo.

Dopo ogni riapertura intervengono nuovamente gli ispettori municipali o altre autorità competenti, che procedono con una nuova chiusura dell’attività. Ma il ciclo continua: chiusura, riapertura, nuova chiusura.

La situazione ha iniziato a suscitare ironia tra molti residenti, che ormai commentano la vicenda con una domanda quasi scherzosa: “¿Hasta cuándo?”

La vicenda non è solo curiosa. Alcuni commercianti della zona sostengono che il caso solleva anche questioni di concorrenza e rispetto delle regole.

Secondo loro, chi apre un’attività a Las Terrenas deve normalmente affrontare permessi, tasse e controlli. Vedere un grande edificio commerciale aprire senza licenza e continuare a riaprire dopo ogni chiusura ha alimentato polemiche e malcontento.

Per ora non è chiaro quale sarà l’esito definitivo della vicenda. Le autorità continuano a intervenire, ma il centro commerciale sembra avere una sorprendente capacità di tornare operativo dopo ogni sigillo.

Nel frattempo, tra residenti e turisti, il caso è diventato uno degli argomenti più commentati in città.

E molti, tra il serio e il divertito, continuano a chiedersi: quanto durerà ancora questo insolito gioco di aperture e chiusure nel cuore di Las Terrenas?

lunedì 9 marzo 2026

Repubblica Dominicana: da lunedì prenotazioni online per la nuova patente di guida

 


L' Instituto Nacional de Tránsito y Transporte Terrestre (INTRANT) ha annunciato che da lunedì i cittadini potranno prenotare online l’appuntamento per ottenere o rinnovare la nuova patente di guida nella Repubblica Dominicana.

Il nuovo sistema consentirà agli utenti di richiedere il proprio turno via internet, con l’obiettivo di ridurre le lunghe file negli uffici e rendere più rapido il processo di emissione e rinnovo delle patenti.

Per fissare l’appuntamento sarà necessario accedere al portale digitale dell’INTRANT, inserire i propri dati personali e scegliere l’ufficio, la data e l’orario disponibili per effettuare la pratica.

L’istituzione ricorda che, prima di presentarsi all’appuntamento, è importante verificare di avere tutti i requisiti richiesti, tra cui la cédula (documento di identità dominicano), il pagamento delle tasse previste e l’assenza di multe di traffico pendenti.

Nel caso di chi richiede la patente per la prima volta, il procedimento include esami teorici e pratici di guida, oltre ai controlli medici necessari per certificare l’idoneità alla guida.

L’INTRANT è l’ente responsabile della regolamentazione del traffico e del trasporto terrestre nel Paese e della gestione del sistema di emissione e rinnovo delle patenti di guida.

Secondo le autorità, l’introduzione del sistema di prenotazioni online rappresenta un passo verso la modernizzazione dei servizi pubblici, con l’obiettivo di semplificare le procedure e ridurre i tempi di attesa per i cittadini.

venerdì 6 marzo 2026

Le frasi dominicane che gli italiani capiscono… ma interpretano male

 


Molti italiani che arrivano nella Repubblica Dominicana pensano che parlare spagnolo sia sufficiente per capire tutto.

Dopo pochi giorni, però, scoprono che lo spagnolo dominicano è pieno di espressioni particolari, che possono essere comprese… ma interpretate nel modo sbagliato.

Ecco alcune frasi tipiche che spesso creano confusione.

“Ahora mismo”

Per un italiano significa “in questo momento”.

Nel linguaggio dominicano può significare semplicemente “subito” o “tra poco”, non necessariamente proprio adesso.

Quando qualcuno dice “voy ahora mismo”, potrebbe arrivare tra cinque minuti… o anche un po’ più tardi.

“Estamos en eso”

Letteralmente significa “siamo su questo”.

In realtà vuol dire più o meno: “ci stiamo pensando”, “vedremo”, “stiamo cercando di risolvere”.

Non sempre è una promessa concreta.

“Dios mediante”

Questa frase si sente molto spesso nella vita quotidiana.

Significa “se Dio vuole” o “se tutto va bene”.

È un modo per dire che qualcosa accadrà, ma lasciando sempre spazio all’imprevisto.

“Tranquilo”

Per un europeo può significare semplicemente “stai calmo”.

Qui invece viene usato spesso per dire “non preoccuparti”, “va tutto bene” oppure “non c’è problema”.

“Después hablamos”

Molti stranieri pensano che significhi davvero “ne parliamo dopo”.

A volte invece è solo un modo gentile per rimandare una conversazione o chiuderla senza dire di no.

Una lingua che riflette il carattere del Paese

Queste espressioni non sono errori o stranezze linguistiche. Sono semplicemente il riflesso di una cultura dove la comunicazione è più indiretta, informale e flessibile rispetto a quella europea.

Per gli italiani che vivono sull’isola imparare questi piccoli dettagli diventa quasi una seconda lingua.

E quando un connazionale comincia a dire con naturalezza frasi come:
“Tranquilo, lo hacemos ahorita, Dios mediante…”

significa che ormai un pezzetto di Repubblica Dominicana è entrato anche nel suo modo di parlare.

Quando il dominicano sorprende: espressioni che confondono gli italiani

 


Chi vive da qualche tempo nella Repubblica Dominicana lo sa bene: lo spagnolo dominicano non è sempre lo stesso che si studia nei libri.

Gli italiani che arrivano sull’isola imparano rapidamente che, oltre alla lingua ufficiale, esiste un mondo di espressioni popolari, modi di dire e frasi colorite che possono creare più di un malinteso.

Ecco alcune delle espressioni più comuni che spesso sorprendono i nuovi arrivati.

“Tirar la casa por la ventana”

Questa espressione significa fare qualcosa in grande stile, senza badare alle spese.

Se un dominicano dice: “Vamos a tirar la casa por la ventana”, vuole dire che si festeggerà alla grande.

Per un italiano potrebbe equivalere a: “fare le cose in grande” o “non badare a spese per festeggiare”.

“Ahorita”

È una delle parole più ingannevoli per gli stranieri.

In teoria significa “fra poco”, ma nella pratica dominicana può voler dire tra cinque minuti, tra un’ora… o anche molto più tardi.

Quando qualcuno dice “voy ahorita”, non è sempre saggio aspettarlo con l’orologio in mano.

“Un chin”

Questa è una parola tipicamente dominicana che significa “un pochino”.

Se qualcuno dice “espera un chin”, vuol dire semplicemente “aspetta un momento”.

È un’espressione che si sente continuamente nella vita quotidiana.

“Está heavy”

Nel linguaggio informale dominicano heavy non significa “pesante”.

Può voler dire “forte”, “impressionante”, “fantastico” oppure anche “difficile”, a seconda del contesto.

Ad esempio:
“Esa fiesta estuvo heavy” significa che la festa è stata incredibile.

Un linguaggio che racconta una cultura

Molte di queste espressioni nascono dal carattere creativo e spontaneo della cultura dominicana.

Per gli italiani che vivono sull’isola impararle non è solo una questione linguistica: è anche un modo per entrare davvero nella vita quotidiana del Paese.

E dopo qualche tempo succede qualcosa di curioso: anche gli italiani finiscono per usarle.

Così può capitare di sentire un connazionale dire con naturalezza:
“Espérate un chin… llego ahorita.”

Segno che, lentamente, anche la lingua racconta l’incontro tra due culture.

giovedì 5 marzo 2026

Repubblica Dominicana: si votano le idee o gli uomini?

 


Per chi arriva dall’Europa, capire la politica della Repubblica Dominicana non è sempre facile.

In molti paesi europei, infatti, i partiti sono tradizionalmente collocati lungo uno schema abbastanza chiaro: destra, centro, sinistra. Anche se negli ultimi anni queste distinzioni si sono un po’ sfumate, rimangono comunque riferimenti utili per capire la posizione di un partito.

Nella Repubblica Dominicana, invece, questo schema appare molto meno evidente.

Destra, centro o sinistra?

Un osservatore straniero spesso fatica a capire dove collocare i principali partiti dominicani. I programmi non sempre mostrano differenze ideologiche nette e molte proposte politiche sembrano sovrapporsi.

A volte due partiti che si presentano come rivali finiscono per sostenere politiche molto simili. Altre volte gli stessi politici cambiano partito senza che questo venga percepito come una grande contraddizione.

Per chi viene da una tradizione politica più ideologica, questo può risultare sorprendente.

La politica delle persone

L’impressione, almeno per molti osservatori esterni, è che nella politica dominicana il peso delle persone sia spesso più forte di quello delle idee.

Molti elettori sembrano seguire soprattutto leader, candidati locali, sindaci, deputati o figure carismatiche, piuttosto che programmi politici dettagliati.

Quando un politico popolare cambia partito, non è raro che una parte dei suoi sostenitori lo segua, indipendentemente dal simbolo che appare sulla scheda elettorale.

I cambi di partito

Questo aiuta a spiegare perché nel panorama politico dominicano si vedano abbastanza frequentemente passaggi da un partito all’altro.

Non sempre si tratta di un cambiamento ideologico. Spesso entrano in gioco fattori più pratici: opportunità elettorali, possibilità di candidatura, equilibri di potere o alleanze locali.

Il risultato è un sistema politico che può apparire, agli occhi di chi osserva dall’esterno, più pragmatico che ideologico.

Un modo diverso di fare politica

Questo non significa necessariamente che la politica dominicana sia meno seria o meno importante. Significa semplicemente che funziona secondo dinamiche diverse rispetto a quelle a cui molti europei sono abituati.

In un contesto dove il rapporto personale, la fiducia e la leadership locale hanno un peso molto forte, gli uomini possono contare più delle etichette politiche.

E forse è proprio per questo che, per molti osservatori stranieri, resta una domanda aperta:

in Repubblica Dominicana si votano davvero i partiti… o si votano soprattutto le persone?

mercoledì 4 marzo 2026

Stretto di Hormuz chiuso: petrolio e gas in allarme. Ma l’America e i Caraibi possono compensare con Venezuela e produzione interna?

 


La chiusura dello #Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, sta provocando forte preoccupazione nei mercati energetici internazionali. Da questo stretto tra Iran e Oman transita circa un quinto del petrolio mondiale, pari a quasi 20 milioni di barili al giorno, provenienti soprattutto dai paesi del Golfo come Arabia Saudita, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Con l’escalation militare nella regione e il blocco quasi totale del traffico delle petroliere, il prezzo del greggio è già salito rapidamente, superando gli 80 dollari al barile e con timori che possa arrivare o superare quota 100 se la crisi dovesse durare a lungo.

Di fronte a questa situazione, molti osservatori si pongono una domanda: il #petrolio potrebbe davvero mancare? Oppure paesi come gli Stati Uniti, grazie alle proprie risorse e ai nuovi equilibri geopolitici in America Latina, potrebbero compensare almeno in parte la crisi?

Il problema principale non è tanto la quantità di petrolio nel mondo, quanto la possibilità di trasportarlo.

Gran parte della produzione del Medio Oriente deve necessariamente passare attraverso Hormuz per raggiungere i mercati internazionali. Quando questa rotta si blocca, anche se il petrolio esiste nei giacimenti, non riesce a uscire dal #Golfo Persico.

Questo crea immediatamente tre effetti: aumento del prezzo del petrolio e del gas, tensioni sui mercati finanziari, timori di inflazione globale e rallentamento economico.

In altre parole, non è solo una crisi energetica: è anche una crisi economica potenziale.

Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno cambiato radicalmente la loro posizione energetica. Grazie allo sviluppo del petrolio da scisti (shale oil) e a nuovi giacimenti, Washington è diventata uno dei maggiori produttori mondiali di greggio.

Gli USA sono oggi tra i primi produttori al mondo, con volumi superiori a molti paesi dell’OPEC.

Questo significa che, rispetto agli anni Settanta o Novanta, l’economia americana è meno vulnerabile agli shock del Golfo Persico.

A questo si aggiunge un altro elemento geopolitico: il Venezuela.

Il paese sudamericano possiede le più grandi riserve petrolifere accertate del pianeta. Se queste risorse tornassero pienamente integrate nei mercati occidentali e sotto forte influenza statunitense, potrebbero diventare una leva energetica alternativa rispetto ai produttori del Golfo.

In teoria, dunque, una maggiore produzione venezuelana potrebbe: aumentare l’offerta globale di petrolio, ridurre la dipendenza strategica dal Medio Oriente, rafforzare la sicurezza energetica degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Nonostante queste alternative, gli analisti sono cauti.

Anche con più petrolio dagli Stati Uniti o dal Venezuela, la chiusura di Hormuz resta un problema globale, perché: una parte enorme della produzione mondiale resta concentrata nel Golfo Persico; i mercati energetici sono globali: se i prezzi salgono in Asia o Europa, salgono anche in America; aumentare la produzione altrove richiede tempo, investimenti e infrastrutture.

In sostanza, il petrolio potrebbe non “mancare” fisicamente, ma potrebbe diventare molto più costoso.

La crisi dello Stretto di Hormuz dimostra quanto il sistema energetico mondiale resti vulnerabile ai conflitti geopolitici.

Anche con nuovi giacimenti, shale oil americano e possibili sviluppi in Venezuela, il mercato del petrolio rimane fortemente interconnesso. Quando uno dei suoi nodi principali si blocca, l’intero sistema ne risente.

Per questo molti economisti ritengono che la vera risposta di lungo periodo non sia solo trovare nuovi giacimenti, ma diversificare le fonti di energia, riducendo la dipendenza globale dal petrolio.

Referendum sulla Giustizia: le ragioni del “Sì” e del “No”. Anche gli italiani all’estero chiamati al voto

 


In questi giorni i cittadini italiani residenti all’estero, stanno ricevendo il plico elettorale per partecipare al #referendum sulla giustizia. Come spesso accade per le consultazioni referendarie, il dibattito si è acceso tra sostenitori del “Sì” e del “No”, ciascuno convinto che la propria posizione possa migliorare – o difendere – il funzionamento della giustizia italiana.

Per gli italiani che vivono fuori dal Paese, il voto avviene per corrispondenza. Le schede devono essere restituite al consolato di riferimento entro i termini indicati nel plico elettorale.

Ma quali sono le principali ragioni delle due posizioni?

Le ragioni del “Sì”

Chi sostiene il “Sì” ritiene che il referendum rappresenti un passo importante per riformare il sistema giudiziario e renderlo più equilibrato.

Tra gli argomenti più citati:

1. Maggiore responsabilità dei magistrati
Secondo i promotori del “Sì”, alcune modifiche permetterebbero di aumentare il controllo sull’operato dei magistrati e ridurre il rischio di errori o abusi di potere.

2. Separazione più chiara tra funzioni
Una delle questioni più discusse riguarda la separazione tra chi accusa e chi giudica. I sostenitori del “Sì” affermano che rafforzare questa distinzione renderebbe i processi più imparziali.

3. Riduzione dell’influenza delle correnti nella magistratura
Secondo questa posizione, il sistema interno della magistratura sarebbe troppo condizionato da logiche associative e correntizie. Le riforme proposte mirerebbero a limitarne il peso.

4. Giustizia più efficiente
Molti promotori del referendum sostengono che le modifiche possano contribuire a rendere il sistema giudiziario più rapido e trasparente.

Le ragioni del “No”

Chi invita a votare “No”, invece, ritiene che i quesiti referendari non risolvano i problemi strutturali della giustizia e possano addirittura indebolire alcune garanzie.

Le principali motivazioni sono:

1. Riforme considerate parziali o sbagliate
Secondo i critici, i referendum intervengono su aspetti limitati del sistema giudiziario senza affrontare i problemi più profondi, come la lentezza dei processi o la carenza di personale.

2. Rischio di indebolire l’indipendenza della magistratura
Alcuni giuristi e associazioni temono che le modifiche possano ridurre l’autonomia dei magistrati, aumentando indirettamente il peso della politica.

3. Questioni troppo tecniche per un referendum
Un’altra critica riguarda la complessità dei temi: secondo i sostenitori del “No”, materie così tecniche dovrebbero essere affrontate con riforme parlamentari più articolate.

4. Possibili effetti imprevedibili
Secondo questa posizione, cambiare parti delicate del sistema giudiziario attraverso referendum potrebbe produrre conseguenze non pienamente valutate.

Il voto degli italiani all’estero

Gli italiani residenti fuori dal Paese partecipano al referendum attraverso il voto per corrispondenza, previsto dalla legge sul voto degli italiani all’estero.

È importante ricordare che:

  • il plico elettorale viene inviato dal consolato competente;

  • la scheda deve essere compilata e inserita nella busta seguendo le istruzioni;

  • la busta deve essere rispedita al consolato entro la scadenza indicata.

La partecipazione degli italiani all’estero può risultare determinante, soprattutto nei referendum dove il risultato dipende anche dal raggiungimento del quorum.

Al di là delle diverse posizioni politiche, il referendum rappresenta uno strumento diretto con cui i cittadini possono esprimersi su questioni istituzionali importanti.

Per gli italiani nel mondo, partecipare significa continuare a mantenere un legame attivo con la vita democratica del Paese, contribuendo alle scelte che riguardano il futuro dell’Italia.

Sergio Maffettone nuovo ambasciatore d’Italia a Santo Domingo

 


L’Italia ha un nuovo ambasciatore nella Repubblica Dominicana. Si tratta di #Sergio Maffettone, filosofo, accademico e diplomatico, nominato alla guida della missione diplomatica italiana a #Santo Domingo.

Maffettone è noto soprattutto nel mondo accademico. È professore di filosofia politica e ha insegnato per molti anni alla Università Luiss Guido Carli di Roma.

Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi saggi dedicati alla filosofia politica, alla giustizia globale e all’etica pubblica, diventando una delle voci italiane più conosciute nel dibattito internazionale su questi temi.

La sua esperienza accademica si è spesso intrecciata con incarichi istituzionali e attività diplomatiche, che lo hanno portato a rappresentare l’Italia in diversi contesti internazionali.

La nomina del nuovo ambasciatore arriva in un momento significativo per la comunità italiana nella Repubblica Dominicana, che negli ultimi decenni è cresciuta in modo costante.

Molti italiani vivono stabilmente nel Paese, soprattutto nelle zone turistiche e costiere come Las Terrenas, Punta Cana e nella stessa Santo Domingo.

Accanto ai residenti permanenti, ogni anno arrivano anche migliaia di turisti italiani e numerosi imprenditori impegnati nei settori del turismo, dell’edilizia e della ristorazione.

L’ambasciata italiana a Santo Domingo svolge un ruolo fondamentale per l’assistenza ai cittadini italiani residenti e di passaggio, la promozione della cultura italiana, lo sviluppo dei rapporti economici e commerciali, la cooperazione tra i due Paesi.

Con l’arrivo di Sergio Maffettone, molti osservatori si aspettano un rafforzamento delle iniziative culturali e del dialogo tra Italia e Repubblica Dominicana che rappresenta oggi uno dei Paesi più dinamici dei Caraibi, con una crescita economica sostenuta e un turismo internazionale in costante aumento.

Per l’Italia, mantenere una presenza diplomatica attiva nella regione significa anche sostenere le proprie imprese e la propria comunità all’estero.

martedì 3 marzo 2026

Guerra nel Golfo: quali conseguenze per Centro America e Caraibi?

 


Quando si parla di guerra nel Golfo Persico, si pensa subito al Medio Oriente. Eppure un conflitto in quell’area può avere ripercussioni dirette anche su Centro America e Caraibi, regioni lontane geograficamente ma profondamente collegate all’economia globale.

Ecco perché.

Il Golfo è una delle principali aree mondiali di produzione ed esportazione di petrolio. Se tensioni tra Paesi come l’Iran e gli Stati del Golfo bloccano rotte strategiche o riducono l’offerta, il prezzo del greggio sale rapidamente.

Per Paesi come la Repubblica Dominicana, Panama, Honduras o le isole caraibiche — fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche — questo significa: aumento del costo dei carburanti, rincaro dell’elettricità, maggiori spese per trasporto e logistica, pressione sull’inflazione.

In economie già fragili, anche pochi dollari in più al barile possono tradursi in aumenti immediati per famiglie e imprese.

Il turismo è il cuore economico dei Caraibi. Se la guerra genera instabilità globale, paura nei viaggiatori o rincari del carburante aereo, possono verificarsi: diminuzione delle prenotazioni, aumento del prezzo dei biglietti, riduzione delle rotte internazionali.

Un rallentamento del turismo colpisce direttamente occupazione, ristorazione, commercio e investimenti immobiliari.

Gran parte del commercio mondiale passa attraverso rotte marittime sensibili. Se il traffico nel Golfo viene limitato, aumentano: tempi di consegna, costi assicurativi, costi del trasporto marittimo.

Centro America e Caraibi importano una vasta gamma di beni: carburanti, fertilizzanti, macchinari, prodotti industriali. Ogni interruzione globale si riflette sugli scaffali e sui prezzi locali.

Molti cittadini centroamericani lavorano negli Stati Uniti o in Europa. Una crisi energetica globale può rallentare le economie occidentali, incidendo su: occupazione, flussi di rimesse, stabilità delle valute locali.

I mercati emergenti sono spesso i primi a subire scossoni quando cresce l’incertezza internazionale.

Un conflitto nel Golfo può riorientare l’attenzione delle grandi potenze. Gli Stati Uniti, ad esempio, potrebbero concentrare risorse diplomatiche e militari altrove, lasciando meno spazio alle dinamiche centroamericane. Questo può avere effetti indiretti su cooperazione, sicurezza regionale e investimenti.

In un mondo interconnesso, nessuna guerra resta confinata ai propri confini geografici. Il Centro America e i Caraibi, pur distanti dal Golfo Persico, sono vulnerabili agli shock energetici, commerciali e finanziari che un conflitto può generare.

Per questo governi e imprese della regione osservano con attenzione ogni evoluzione della crisi: la stabilità globale, oggi più che mai, è una questione che riguarda tutti.