Repubblica Dominicana. Il diritto al silenzio non è più un capriccio


Da anni, nella Repubblica Dominicana, chi osa lamentarsi per il rumore viene spesso guardato come un alieno.

Se protesti perché alle due del mattino una “bocina” sta facendo tremare i vetri di casa tua, sei un antipatico. Se chiedi di abbassare il volume, sei un nemico della gioia. Se invochi il rispetto delle leggi, ti senti rispondere che “questa è la cultura dominicana”.

Ma le cose stanno finalmente cambiando.

Negli ultimi mesi si è rafforzato il movimento “Vecinos Contra el Ruido”, un gruppo di cittadini che sta raccogliendo sempre più consensi e che ha riportato al centro dell’attenzione un problema troppo spesso sottovalutato: l’inquinamento acustico. Decine di comunità si stanno organizzando per chiedere alle autorità l’applicazione delle leggi esistenti e una maggiore tutela del diritto alla tranquillità. Secondo i promotori del movimento, il rumore eccessivo non è una questione di gusti personali, ma un problema di salute pubblica.

E hanno ragione.

La scienza afferma da anni che l’esposizione continua a livelli elevati di rumore può provocare stress, disturbi del sonno, irritabilità, problemi cardiovascolari, difficoltà di apprendimento nei bambini e persino danni permanenti all’udito. Durante un forum organizzato dall’INTEC, esperti e specialisti hanno evidenziato come la contaminazione sonora influisca negativamente sul comportamento sociale, sulla salute mentale e sulla qualità della vita.

Eppure, nonostante le leggi esistano, la loro applicazione continua a essere intermittente.

Basta fare un giro in molte città dominicane per rendersene conto. Automobili trasformate in discoteche ambulanti, attività commerciali che sparano musica a volumi assordanti, feste improvvisate che si protraggono fino all’alba, motociclette modificate per fare più rumore possibile. Un bombardamento sonoro continuo che priva migliaia di persone di un diritto elementare: quello di poter riposare.

La questione non riguarda soltanto gli stranieri residenti nel Paese o i pensionati che hanno scelto la Repubblica Dominicana per vivere serenamente. Riguarda soprattutto i dominicani stessi.

Non è un caso che il movimento #Vecinos Contra el Ruido sia nato proprio da cittadini dominicani stanchi di vivere sotto assedio acustico. Durante recenti manifestazioni, molti hanno raccontato di aver subito persino minacce e aggressioni dopo aver segnalato vicini particolarmente rumorosi. Un segnale preoccupante che dimostra quanto il problema sia diventato anche una questione di convivenza civile.

Essere un popolo allegro non significa essere un popolo rumoroso.

La musica, le feste e la socialità fanno parte dell’identità dominicana e nessuno vuole cancellarle. Ma esiste una differenza enorme tra divertirsi e imporre il proprio divertimento agli altri. La libertà di ascoltare musica finisce nel momento in cui invade la casa del vicino.

In qualunque Paese moderno il diritto al riposo, alla salute e alla tranquillità è considerato fondamentale. La Repubblica Dominicana non dovrebbe essere diversa.

Per questo la crescita del movimento Vecinos Contra el Ruido rappresenta una buona notizia. Non si tratta di una battaglia contro la musica, contro le feste o contro la cultura popolare. È una battaglia per il rispetto reciproco.

Perché il silenzio non è un lusso.

È un diritto.

La crescita delle proteste contro l’inquinamento acustico e le richieste di applicazione della Legge 90-19 sono state riportate da Listín Diario e da iniziative pubbliche del movimento Vecinos Contra el Ruido. 

Commenti