Il dollaro e il mito dell’oro di Fort Knox

 


Ogni tanto riemerge una domanda che incuriosisce molti cittadini: è vero che gli Stati Uniti hanno stampato molti più dollari dell’oro custodito a Fort Knox? E, se fosse così, il dollaro dovrebbe perdere gran parte del suo valore?

La questione nasce da un’idea molto diffusa secondo cui uno Stato potrebbe emettere moneta soltanto in proporzione alle proprie riserve auree. In realtà, le cose non stanno più così da oltre mezzo secolo.

Fino agli inizi degli anni Settanta il sistema monetario internazionale prevedeva un legame tra il dollaro e l’oro. Le banche centrali straniere potevano convertire i dollari in loro possesso in metallo prezioso a un tasso prestabilito. Nel 1971, però, il presidente americano Richard Nixon pose fine a quel meccanismo, inaugurando l’era delle cosiddette valute “fiat”, cioè monete il cui valore non dipende direttamente da una riserva d’oro.

Da allora il dollaro non è più garantito dai lingotti custoditi a Fort Knox, ma dalla fiducia degli investitori nell’economia degli Stati Uniti, dalla capacità del governo federale di onorare i propri debiti e dal ruolo centrale che la valuta americana continua a svolgere nel commercio mondiale.

È vero che la quantità di dollari esistenti supera di gran lunga il valore dell’oro posseduto dagli Stati Uniti. Ma questo non significa automaticamente che il dollaro sia destinato a crollare. Oggi il valore di una moneta dipende da molti fattori: la solidità dell’economia, il livello dei tassi d’interesse, la stabilità politica e la fiducia dei mercati.

Ciò non toglie che esistano motivi di preoccupazione. Il debito pubblico americano ha raggiunto livelli record e continua a crescere. Inoltre, negli ultimi anni la Federal Reserve e il governo degli Stati Uniti hanno immesso enormi quantità di liquidità nel sistema economico per affrontare crisi finanziarie, pandemia e rallentamenti economici.

Molti economisti sostengono che una crescita eccessiva del debito e della massa monetaria potrebbe, nel lungo periodo, indebolire il #dollaro. Non è un caso che diverse banche centrali nel mondo abbiano aumentato gli acquisti di oro, considerato ancora oggi un bene rifugio nei periodi di incertezza.

Al tempo stesso, però, il dollaro continua a mantenere una posizione privilegiata. Gran parte del commercio internazionale viene regolata in valuta americana, mentre numerose banche centrali conservano una parte significativa delle proprie riserve proprio in dollari.

In altre parole, il valore del biglietto verde non dipende più dai lingotti custoditi a Fort Knox, ma dalla fiducia che il mondo continua ad avere negli Stati Uniti.

La vera domanda, dunque, non è quanta quantità di oro possiedano gli americani, bensì per quanto tempo il resto del pianeta continuerà a considerare il dollaro la valuta di riferimento dell’economia mondiale.

Per il momento, nonostante le tensioni internazionali, l’aumento del debito pubblico e la crescente concorrenza di altre potenze economiche, il dollaro resta il re delle valute. Ma come ogni regno nella storia, anche quello del biglietto verde dovrà prima o poi affrontare le sfide del futuro.

Commenti