A Las Terrenas, il sabato di San Valentino si è trasformato in una lunga prova di pazienza per residenti e visitatori. Un ingorgo senza precedenti ha paralizzato il paese per ore, con automobilisti costretti ad attendere fino a tre ore per raggiungere la propria destinazione.
Le immagini parlano da sole: strade completamente bloccate, traffico fermo, moto e auto ammassate lungo l’unica via di accesso e uscita dal centro abitato. Una situazione che ha messo in evidenza, ancora una volta, la fragilità infrastrutturale di una località turistica in piena crescita.
Le autorità locali si sono dette soddisfatte per l’elevato numero di turisti che hanno scelto Las Terrenas per celebrare San Valentino. Un dato positivo, senza dubbio. Ma dietro il successo turistico si nasconde un problema strutturale che non può più essere ignorato: la totale assenza di pianificazione dei flussi.
Las Terrenas continua ad affidarsi a una sola strada principale per gestire entrate e uscite del paese, una soluzione ormai insufficiente rispetto all’aumento costante di visitatori, veicoli e attività commerciali. In queste condizioni, ogni evento, festività o fine settimana lungo diventa inevitabilmente una criticità.
Il confronto con l’Europa è inevitabile. A Portofino, una delle località turistiche più famose e visitate d’Italia, il problema è stato affrontato con una scelta chiara: numero chiuso di visitatori in entrata nei periodi di massima affluenza, per garantire sicurezza, vivibilità e tutela del territorio.
Perché non prendere in considerazione una soluzione simile anche a Las Terrenas, almeno in assenza di interventi strutturali a lungo termine? Limitare gli accessi nei giorni di punta, regolamentare il traffico, pianificare parcheggi esterni e navette non significa scoraggiare il turismo, ma renderlo sostenibile.
Il rischio, altrimenti, è evidente: trasformare un successo turistico in un boomerang, con disagi che finiscono per penalizzare residenti, visitatori e l’immagine stessa della destinazione.
Las Terrenas continua a crescere. Ora la sfida non è attirare più turisti, ma gestirli meglio. Senza pianificazione, ogni “record” rischia di diventare l’ennesima occasione persa.

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