mercoledì 31 dicembre 2025

Buon Anno ai lettori de L’ItaloDominicano


Con l’arrivo del nuovo anno vogliamo rivolgere un augurio sincero a tutti i lettori de L’ItaloDominicano: agli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana, a chi è arrivato da poco e a chi ha scelto quest’isola come casa da molti anni.

Il 2025 è stato un anno fatto di storie, di incontri, di realtà quotidiane raccontate senza filtri. Abbiamo cercato di dare voce alla comunità italo-dominicana, raccontando la vita sull’isola così com’è davvero: con le sue opportunità, le sue difficoltà, le sue contraddizioni e il suo straordinario calore umano.

Abbiamo parlato di integrazione, di tradizioni, di attualità locale, di servizi utili, di cultura e di vita quotidiana, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per chi vive tra due mondi, due lingue e due identità che spesso si intrecciano.

Il nuovo anno che si apre porta con sé nuove sfide e nuove speranze. A tutti auguriamo serenità, salute e la capacità di guardare avanti con fiducia, senza dimenticare le proprie radici ma con lo sguardo aperto al presente.

L’ItaloDominicano continuerà a raccontare questa comunità, con attenzione, rispetto e spirito di servizio.

Tra mare, città e quartieri: dove si festeggia il Capodanno nella RD


Il Capodanno nella Repubblica Dominicana si vive in modi diversi a seconda del luogo.

  • Santo Domingo resta il cuore urbano delle celebrazioni, tra feste private, quartieri animati e locali.

  • Las Terrenas e Samaná offrono un Capodanno più informale, tra spiagge, case private e piccoli eventi.

  • Punta Cana e Bávaro vedono protagonisti hotel e resort, con feste organizzate e cenoni.

In ogni caso, il Capodanno dominicano conserva un carattere fortemente comunitario e conviviale.

Fuochi, musica e feste: come si celebra il Capodanno nella RD


Il Capodanno dominicano è sinonimo di musica, rumore, festa e vita di strada. Fuochi d’artificio, musica ad alto volume e celebrazioni nei quartieri fanno parte della tradizione locale.

Le autorità invitano comunque a un uso responsabile dei fuochi d’artificio, soprattutto in presenza di bambini e animali, e al rispetto delle norme di sicurezza di base.

La musica è parte integrante della cultura dominicana e difficilmente mancherà nelle ore notturne, soprattutto nei quartieri popolari e nelle zone turistiche.

Capodanno e sicurezza stradale: attenzione a traffico e alcol

Le festività di fine anno rappresentano uno dei momenti più delicati per la sicurezza stradale nella Repubblica Dominicana. Le autorità hanno annunciato controlli rafforzati per prevenire incidenti, soprattutto nelle ore notturne.

Come ogni anno, l’aumento del traffico e il consumo di alcol sono tra i principali fattori di rischio. Per questo motivo viene raccomandato:

  • di evitare la guida notturna se non strettamente necessaria;

  • di utilizzare taxi o trasporti privati affidabili;

  • di prestare particolare attenzione nelle zone extraurbane e rurali.

Un Capodanno sereno passa anche da scelte responsabili.

Capodanno nella RD: numeri utili ed emergenze da conoscere


Per chi vive o soggiorna nella Repubblica Dominicana, è sempre utile ricordare i principali numeri di emergenza, soprattutto durante le notti di festa come quella di San Silvestro.

Il numero unico di emergenza è il 911, attivo su tutto il territorio nazionale per:

  • emergenze sanitarie,

  • interventi di polizia,

  • vigili del fuoco,

  • protezione civile.

Il servizio è operativo 24 ore su 24 e rappresenta il punto di riferimento principale in caso di necessità.

Si raccomanda, in particolare agli stranieri residenti, di avere sempre con sé un documento di identità e, se possibile, informazioni di base sulla propria assicurazione sanitaria o struttura di riferimento.

Capodanno sicuro nella RD: il piano di prevenzione di Polizia, ospedali e Difesa Civile


In occasione delle festività di fine anno, le autorità dominicane hanno attivato un piano speciale di prevenzione per garantire la sicurezza dei cittadini e dei residenti stranieri durante la notte di San Silvestro e i primi giorni del nuovo anno.

La Policía Nacional, in coordinamento con il Centro de Operaciones de Emergencias (COE), la Defensa Civil e la Cruz Roja Dominicana, ha rafforzato la presenza sul territorio, in particolare nelle zone urbane, turistiche e lungo le principali arterie stradali.

È previsto:

  • un aumento dei controlli su traffico e circolazione;

  • una maggiore presenza di pattuglie nei luoghi di maggiore afflusso;

  • il potenziamento dei servizi di emergenza e pronto soccorso.

Gli ospedali pubblici e le principali cliniche private resteranno pienamente operative per far fronte a eventuali emergenze, come avviene tradizionalmente in questo periodo.

L’obiettivo è quello di consentire celebrazioni serene, nel rispetto delle regole e della sicurezza collettiva.

San Silvestro nella Repubblica Dominicana: che tempo farà nella notte di Capodanno


La notte di San Silvestro nella Repubblica Dominicana si preannuncia, come nella tradizione caraibica, all’insegna di temperature miti e clima generalmente favorevole alle celebrazioni all’aperto.

Secondo le previsioni meteo, il 31 dicembre sarà caratterizzato da temperature comprese tra i 22 e i 28 gradi, con possibili brevi piogge locali, soprattutto nelle ore serali e notturne, tipiche di questo periodo dell’anno. Non si prevedono fenomeni intensi o condizioni particolarmente avverse.

Nelle zone del Nord e Nord-Est (Samaná, Las Terrenas, Puerto Plata) il cielo potrebbe risultare variabile, con qualche nube in più e leggere precipitazioni isolate. Nella zona Est (Punta Cana e Bávaro) e a Santo Domingo le condizioni dovrebbero essere più stabili.

Il mare potrà risultare leggermente mosso in alcune aree, soprattutto sulla costa atlantica, mentre sul Mar dei Caraibi le condizioni saranno in genere più tranquille.

Un Capodanno quindi dal sapore pienamente tropicale, ideale per festeggiamenti in casa, nei locali o anche all’aperto, con la consueta attenzione alle condizioni locali.

martedì 30 dicembre 2025

Capodanno nella Repubblica Dominicana: tradizioni, riti e superstizioni per iniziare bene l’anno



Il Capodanno nella Repubblica Dominicana è una festa rumorosa, colorata, carica di simboli e di riti che mescolano allegria, superstizione e desiderio di cambiamento. Per gli italiani che vivono sull’isola, è spesso un momento di confronto: tradizioni diverse, ma lo stesso bisogno di chiudere un ciclo e aprirne un altro.

La notte del 31 dicembre: famiglia, musica e strada

A differenza dell’Italia, dove il cenone è spesso lungo e strutturato, in Repubblica Dominicana il Capodanno è soprattutto sociale. Si mangia in famiglia, ma poi si esce: per strada, nei quartieri, nei locali, nelle piazze improvvisate.

La musica è onnipresente: merengue, bachata, salsa. Il volume è alto, perché il nuovo anno deve arrivare facendosi sentire.

I rituali più diffusi

La tradizione dominicana è ricca di riti simbolici, molti dei quali sorprendono chi arriva dall’Europa:

  • Vestirsi di giallo: colore della fortuna, dell’energia e del denaro. È l’equivalente locale del rosso italiano.

  • Bruciare un pupazzo (muñeco de fin de año): rappresenta l’anno che se ne va, con tutto ciò che si vuole lasciare alle spalle.

  • Pulire la casa: gesto fondamentale per “non portarsi dietro” problemi e negatività.

  • Mangiare dodici chicchi d’uva: tradizione importata, ormai molto diffusa.

  • Fare il giro dell’isolato con una valigia: augurio di viaggi e movimento nel nuovo anno.

La tavola dominicana di Capodanno

Il cibo ha un ruolo centrale, ma diverso da quello italiano. A Capodanno non manca quasi mai:

  • cerdo asado (maiale arrosto);

  • arroz con gandules o riso speciale delle feste;

  • pasteles en hoja;

  • dolci locali e rum, molto rum.

Per molti italiani residenti sull’isola, la tavola diventa un compromesso: un piatto dominicano accanto a uno italiano, magari le lenticchie accanto al cerdo.

Il Capodanno degli italiani in Repubblica Dominicana

Chi vive qui da anni sa che il Capodanno non è solo una festa, ma un’esperienza culturale.
Molti italiani scelgono:

  • una cena tranquilla in casa;

  • un brindisi anticipato “con l’Italia”;

  • poi l’immersione nella festa dominicana.

È un modo per sentirsi parte del Paese che li ospita, senza rinunciare alle proprie radici.

Due culture, un solo augurio

Italiani e dominicani celebrano il Capodanno in modo diverso, ma con lo stesso spirito: lasciarsi alle spalle ciò che pesa e guardare avanti con speranza.

Che sia con lenticchie o cerdo, con prosecco o rum, con freddo o caldo tropicale, il desiderio è lo stesso: che l’anno nuovo porti salute, serenità e nuove opportunità.




lunedì 29 dicembre 2025

I miei libri, un percorso lungo quarant’anni


Chiudere l’anno con 31 libri pubblicati in oltre 40 anni di attività letteraria, tra romanzi e saggi, è un traguardo che merita una riflessione.

Una parte significativa di queste opere è disponibile anche in lingua spagnola, oltre a un titolo in inglese; alcuni libri sono usciti con il mio nome, altri sotto pseudonimo, per scelte narrative ed editoriali. Tutti, però, fanno parte dello stesso percorso di scrittura.

Nel tempo, molti lettori mi hanno chiesto dove fosse possibile trovare l’intera produzione raccolta in un unico spazio, senza doverla ricostruire attraverso ricerche frammentarie.
Da qui la decisione di riunire tutti i titoli pubblicati in una sola pagina, con copertine e collegamenti diretti alle edizioni disponibili:

👉 https://libridiennio.blogspot.com/

Per questa raccolta ho scelto di dare priorità alle edizioni pubblicate su Lulu.com. Pur essendo molti titoli presenti anche su Amazon, ritengo che le edizioni Lulu offrano una maggiore cura editoriale e grafica, più coerente con il lavoro che intendo proporre ai lettori.

Resta un dato oggettivo: una produzione letteraria di queste dimensioni, sviluppata nell’arco di quattro decenni, non ha trovato finora un reale riscontro o una valorizzazione a livello istituzionale.
In particolare, non risultano iniziative o spazi di riferimento da parte di Ambasciata, Consolato o Casa d’Italia. Fa eccezione il Comites, che ha inserito alcuni miei libri nella propria biblioteca, gesto che va riconosciuto e apprezzato.

Per quanto mi risulti, si tratta di una delle produzioni editoriali più ampie – e probabilmente la più estesa – realizzate da uno scrittore italiano residente in questo Paese, sia per numero di titoli sia per varietà di generi e lingue.

Al di là dei numeri, restano i libri.
Storie e riflessioni che continuano a circolare, a incontrare lettori diversi, in contesti diversi, spesso al di fuori dei circuiti tradizionali.

Questa raccolta non è un punto di arrivo, ma una tappa:
un modo ordinato e trasparente per rendere accessibile un lavoro che continua.

Las Terrenas. Il "caso Plaza Zehao": quando i sigilli non bastano, la comunità chiede risposte certe


Un edificio di migliaia di metri quadri ultimato senza licenze e riaperto tre volte nonostante i sequestri. Il caso dell'emporio di Las Terrenas solleva dubbi sulla reale efficacia delle sanzioni amministrative.

Il caso della Plaza Zehao, il grande store situato sul Boulevard Turístico del Atlántico, è diventato il centro di un acceso dibattito pubblico a Las Terrenas. Non si tratta più solo di una questione di permessi edilizi, ma di un interrogativo che tocca la credibilità delle istituzioni locali e nazionali: come può un’opera di tale portata essere completata e tentare l’apertura per ben tre volte sfidando i sequestri dell’autorità?

Il nodo della vigilanza territoriale

Il dato oggettivo che lascia perplessa l’opinione pubblica è la tempistica degli interventi. Com’è stato possibile che una struttura così imponente sia arrivata alla fase finale senza che la vigilanza urbana o il Ministero della Casa (MIVED) ne bloccassero le fondamenta? L’impressione di molti residenti è quella di uno Stato che interviene solo a fatto compiuto, quando l’investimento è ormai consolidato.

La preoccupazione della cittadinanza

Ciò che preoccupa maggiormente la comunità, inclusa quella italo-dominicana, è il precedente che questo caso potrebbe creare. Se un’attività può permettersi di riaprire i battenti per tre volte ignorando i sigilli ufficiali, il rischio è che passi il messaggio che le regole siano opzionali per chi dispone di grandi capitali.

"Se la legge si limita a una multa, l'infrazione diventa solo un costo di gestione", commentano alcuni commercianti locali. In molti ambienti della società civile si sta sollevando una riflessione profonda: per restituire valore alla legalità, non basterebbero più semplici sanzioni pecuniarie. C'è chi suggerisce che, in casi di tale gravità e recidiva, lo Stato dovrebbe valutare misure esemplari per scoraggiare l'abusivismo, arrivando anche all'ipotesi estrema della demolizione, come avviene in altri paesi per le opere totalmente prive di autorizzazioni.

Un test per le istituzioni

L'ultimo intervento del MIVED ha riportato i sigilli sulle porte della Plaza Zehao, ma l'attenzione resta altissima. La comunità chiede che il percorso di legalità sia uguale per tutti: dai piccoli proprietari che rispettano ogni norma burocratica ai grandi investitori stranieri. Il futuro di Las Terrenas e la fiducia nelle sue istituzioni dipendono da come verrà gestita questa complessa vicenda nei prossimi mesi.



Odoguardi (MAIE): “La cucina italiana è Patrimonio dell’Umanità”



A Las Terrenas, in un incontro con gli imprenditori della ristorazione  italiana, il vicepresidente del Maie, Vincenzo Odoguardi, sottolinea l’importanza della nostra cucina, la sola designata Patrimonio dell’Umanità,

“La cucina italiana è Patrimonio dell’Umanità – ha dichiarato, tra l’altro, Odoguardi –  E non da oggi: lo è da sempre, grazie agli italiani nel mondo.
Noi continueremo a difenderla, promuoverla e raccontarla.
Sempre”.

Italiani in RD: tra crescita del turismo e l'allerta sicurezza



Il 2025 si chiude con un bilancio complesso per la nostra comunità. Mentre il flusso turistico dall'Italia segna nuovi record, i tragici fatti del Jet Set e le recenti morti sospette spingono i residenti a chiedere maggiore protezione.

Nonostante la Repubblica Dominicana resti la meta preferita dagli italiani ai Caraibi, con migliaia di connazionali che hanno scelto l'isola come nuova casa, la cronaca recente ha sollevato preoccupazioni che la diplomazia non può più ignorare.

La ferita aperta del Jet Set

Il pensiero della comunità va ancora a Luca Massimo Iemolo, lo chef siciliano rimasto vittima del tragico crollo della discoteca Jet Set a Santo Domingo. L'incidente, avvenuto durante una serata affollata, ha messo sotto accusa gli standard di sicurezza strutturale dei locali pubblici nell'isola. Ad oggi, la comunità italiana chiede che le indagini accertino le responsabilità per garantire che simili tragedie non si ripetano, a tutela dei tanti lavoratori e imprenditori italiani nel settore dell'ospitalità.

Sicurezza e tutela dei residenti

Nelle ultime settimane, alcuni casi di cronaca nera hanno scosso le località di Bavaro e Boca Chica. Si tratta di morti che le autorità locali hanno talvolta archiviato con eccessiva rapidità, spingendo i rappresentanti dei cittadini italiani all'estero a sollecitare un intervento più incisivo della Farnesina e del Consolato. L'obiettivo è ottenere protocolli di indagine più trasparenti e una presenza capillare delle forze dell'ordine nelle zone a forte presenza italiana.

Una comunità che guarda al futuro

Nonostante queste sfide, la presenza italiana in Repubblica Dominicana continua a essere un motore economico fondamentale. Dalla ristorazione all'immobiliare, il contributo dei nostri connazionali è essenziale per lo sviluppo locale. La sfida per il 2026 sarà quella di consolidare questa presenza in un quadro di maggiore sicurezza e cooperazione istituzionale, affinché l'isola resti un luogo di opportunità e non di incertezza.


domenica 28 dicembre 2025

Un romanzo nato ai margini: I Dannati di Samaná


Chi conosce la penisola di Samaná sa che esiste una doppia geografia: quella turistica, luminosa, raccontata nelle brochure, e quella più silenziosa, fatta di grotte, spiagge dimenticate e luoghi dove la Storia è passata lasciando tracce scomode.

I Dannati di Samaná, romanzo storico firmato dallo pseudonimo Davide Alfieri, nasce proprio da questa seconda geografia.

Ambientato nel primo Cinquecento, tra Santo Domingo e la costa nord-orientale dell’isola, il libro racconta l’esilio di frati e monache “problematici”, inviati nel Nuovo Mondo non per evangelizzare, ma per essere messi da parte. In questo contesto marginale prende forma una comunità segreta in cui la disciplina religiosa diventa strumento di controllo assoluto dei corpi e del desiderio.

La scelta dello pseudonimo non è casuale: il romanzo affronta temi estremi — potere, sadomasochismo rituale, fede come dominio — con un realismo che non fa sconti. Ma proprio per questo riesce a restituire una verità storica spesso rimossa: la colonizzazione non è stata solo conquista di terre, ma anche sperimentazione di forme radicali di controllo umano.

Samaná, nel libro, non è cartolina ma confine. Un luogo dove la natura ha finito per divorare la religione, lasciando emergere ciò che era stato sepolto.

Lo puoi acquistare, a 15 dollari, cliccando questo link:

https://www.lulu.com/es/shop/davide-alfieri/i-dannati-di-saman%C3%A1/paperback/product-kvjyrqn.html?q=I+dannati+di+saman%C3%A1&page=1&pageSize=4



mercoledì 24 dicembre 2025

Buon Natale ai lettori de L’ItaloDominicano

 


Ai lettori de L’ItaloDominicano va un augurio speciale.

A chi ha scelto la Repubblica Dominicana come nuova casa, a chi ci vive da anni, a chi è arrivato da poco e a chi continua a sentirsi sospeso tra due mondi.

Il Natale, lontano dall’Italia, è fatto di nostalgia ma anche di nuove radici, di tradizioni che si trasformano senza perdersi. È il momento in cui l’identità italiana si mescola ai colori, ai ritmi e al calore dei Caraibi, diventando qualcosa di unico.

L’ItaloDominicano continuerà a raccontare storie, esperienze, problemi e sogni della nostra comunità, con l’orgoglio di dare voce agli italiani che vivono e costruiscono il loro presente in questa terra.

A tutti voi, ovunque vi troviate sull’isola,
Buon Natale, di cuore.

lunedì 22 dicembre 2025

Nuova cédula: incertezza per gli stranieri residenti

L’8 aprile prenderà ufficialmente il via la distribuzione delle nuove cédulas di identità nella Repubblica Dominicana. Il processo riguarderà cittadini dominicani, dominicani naturalizzati e stranieri residenti.

Per dominicani e naturalizzati, la procedura è chiara: sarà possibile recarsi presso le sedi della Junta Central Electoral nel proprio comune di residenza.

Per quanto riguarda invece gli stranieri residenti, al momento non è stata fornita alcuna indicazione ufficiale.

In passato, il rilascio della cédula per gli stranieri avveniva esclusivamente presso l’ufficio per stranieri della JCE a Santo Domingo, una struttura con un numero limitato di impiegati. Il nuovo regolamento stabilisce inoltre che la cédula debba essere rinnovata nel mese di nascita del titolare, con l’avvio scaglionato a partire da aprile.

A questo punto sorge un problema evidente. Gli stranieri residenti nella Repubblica Dominicana sono circa 200 mila. Suddividendo questo numero per 12 mesi e per circa 20 giorni lavorativi al mese, si ottiene una media di oltre 1.000 nuove cédulas al giorno.

È difficile immaginare che il solo ufficio per stranieri della JCE a Santo Domingo possa gestire un tale volume di richieste.

In assenza di chiarimenti ufficiali, resta quindi forte l’incertezza tra gli stranieri residenti, che attendono indicazioni precise su dove e come dovranno richiedere la nuova cédula.

Ora si attende che la Junta Central Electoral comunichi quanto prima le modalità operative destinate agli stranieri residenti, per evitare ritardi, congestioni e disagi prevedibili.


venerdì 19 dicembre 2025

Nuova cédula in Repubblica Dominicana: scelta necessaria o tempismo sbagliato?

La Junta Central Electoral (JCE) della Repubblica Dominicana ha comunicato che a partire dall’8 aprile inizierà la distribuzione della nuova cédula di identità. Una data attesa da tempo, più volte rinviata negli anni, probabilmente a causa dell’elevato costo economico e logistico dell’operazione.

La notizia, di per sé, non sorprende: aggiornare un documento d’identità nazionale, migliorarne la sicurezza e adeguarlo agli standard tecnologici internazionali è un obiettivo legittimo di qualsiasi Stato moderno. Tuttavia, come residenti stranieri, osservatori ma anche contribuenti, riteniamo di avere non solo il diritto, ma anche il dovere di porre domande, esprimere perplessità e suggerire alternative.

Non si tratta di ingerire nella politica interna di un Paese, bensì di partecipare in modo responsabile al dibattito pubblico, considerando che paghiamo tasse, contribuiamo all’economia e viviamo quotidianamente le conseguenze delle scelte istituzionali.

Il punto centrale non è se cambiare la cédula, ma quando e come farlo.

L’annuncio arriva infatti in un momento particolarmente delicato per le finanze pubbliche dominicane. Lo scandalo Senasa, con il suo impatto economico e simbolico, ha messo sotto pressione il bilancio dello Stato e ha incrinato la fiducia di una parte dell’opinione pubblica nella gestione delle risorse. Allo stesso tempo, il Parlamento continua ad approvare nuovi indebitamenti in tempi rapidissimi, spesso senza un dibattito pubblico approfondito.

In questo contesto, è legittimo chiedersi:
era davvero indispensabile avviare ora un’operazione così costosa?
Oppure sarebbe stato più prudente rimandarla, concentrando risorse e attenzione su emergenze più urgenti?

Esistono inoltre modelli alternativi, già adottati in altri Paesi dell’area latinoamericana. In Colombia, ad esempio, la cédula è stata aggiornata introducendo nuovi livelli di sicurezza, ma la sostituzione avviene progressivamente, al momento della scadenza del documento precedente. Un sistema che consente di distribuire i costi nel tempo, ridurre l’impatto sul bilancio pubblico e limitare i disagi per i cittadini.

Una soluzione simile sarebbe stata percorribile anche nella Repubblica Dominicana?
Avrebbe garantito maggiore sostenibilità finanziaria senza rinunciare all’innovazione tecnologica?

Queste domande non nascono da sfiducia preconcetta, ma da una preoccupazione concreta per la gestione delle risorse pubbliche. In un Paese che ambisce a rafforzare la propria credibilità istituzionale e internazionale, il tempismo delle decisioni è importante quanto le decisioni stesse.

Come comunità italiana residente, osserviamo con rispetto e attenzione. Ma proprio perché viviamo qui, lavoriamo qui e qui abbiamo scelto di costruire una parte della nostra vita, sentiamo il diritto di dire che trasparenza, priorità chiare e programmazione responsabile sono elementi fondamentali per la crescita di qualsiasi nazione.

Il cambio della cédula potrà anche rivelarsi una scelta giusta. Resta però aperta una domanda semplice, che merita una risposta chiara:
era questo il momento giusto?

Repubblica Dominicana, scandalo Senasa: la sanità pubblica sotto accusa


La Repubblica Dominicana è scossa da uno dei più gravi scandali di corruzione degli ultimi anni: il caso Senasa — il Seguro Nacional de Salud, l’assicurazione sanitaria statale che tutela la salute di oltre 7 milioni di cittadini — finisce sotto processo per un presunto enorme giro di malversazioni, frodi e soborni che ha sottratto ingenti risorse al sistema sanitario pubblico. 

Un buco di miliardi nei conti pubblici

Secondo l’inchiesta del Ministero Pubblico dominicano, la struttura criminale all’interno di Senasa avrebbe operato per anni (2020–2025) sotto la direzione dell’ex direttore esecutivo Santiago Marcelo F. Hazim Albainy e di altri funzionari e imprenditori legati all’istituzione. Il totale del presunto danno per lo Stato supera i RD$15 miliardi (circa 234 milioni di dollari), tra sobborghi, falsi contratti e servizi mai realizzati. 

Il pubblico ministero ha descritto la rete di frode — denominata Operazione Cobra — come una struttura organizzata di coalizione di funzionari, sobborghi, falsificazione di documenti e uso improprio delle risorse pubbliche, che ha compromesso uno dei pilastri della sicurezza sociale dominicana. 

Arresti e misure cautelari

Negli ultimi giorni, un giudice del Distretto Nazionale ha ordinato 18 mesi di arresti preventivi per Hazim e altri sei imputati, ritenuti i principali responsabili della presunta frode, mentre altri tre accusati hanno ricevuto misure restrittive come arresti domiciliari e divieti di viaggio. 

In aula, alcuni imputati hanno ammesso di aver pagato tangenti a funzionari del Senasa, confermando un quadro di corruzione sistemica all’interno dell’ente pubblico. 

Reazioni istituzionali e politiche

La scandalosa portata del caso ha provocato reazioni forti sui fronti politico, giudiziario e sociale:

  • Il governo di Luis Abinader ha imposto che Senasa si costituisca parte civile per recuperare “ogni ultimo peso sottratto” e ha ribadito la sua posizione di tolleranza zero contro la corruzione

  • La vicepresidente Raquel Peña ha chiamato la società a non coprire i responsabili, sottolineando la necessità di trasparenza e controllo nelle istituzioni. 

  • Proteste civiche si sono tenute davanti alla Procuraduría Generale, con cittadini e leader politici che chiedono accountability e riflessioni più ampie sulla classe dirigente. 

Un colpo alla fiducia pubblica

Il caso Senasa investe un settore particolarmente sensibile: la salute pubblica. La portata della frode — secondo la magistratura uno dei casi più seri mai visti in materia di corruzione — non riguarda solo un buco nei conti, ma mette a rischio la fiducia dei dominicani nel sistema sanitario statale. 

Per gli italiani residenti e per tutti gli osservatori esteri, questo scandalo diventa uno specchio di come la lotta alla corruzione e la trasparenza istituzionale siano elementi determinanti non soltanto per la credibilità internazionale della Repubblica Dominicana, ma per la qualità della vita di milioni di persone che dipendono dai servizi pubblici.

giovedì 18 dicembre 2025

Pacchi natalizi e povertà strutturale: la carità non sostituisce i diritti


Come ogni dicembre, anche nella Repubblica Dominicana si ripete un rituale ormai consolidato: Governo, istituzioni pubbliche e politici di ogni colore scendono in strada per distribuire pacchi natalizi alle famiglie più povere. Riso, pasta, olio, qualche scatoletta e poco altro. Un gesto presentato come solidarietà, spesso accompagnato da fotografie, telecamere e slogan beneauguranti.

Ma dietro questa tradizione, che si rinnova puntualmente sotto le festività, si nasconde una realtà meno rassicurante. I pacchi natalizi contengono quasi sempre prodotti di scarsa qualità e quantità limitata, insufficienti a garantire più di pochi giorni di sopravvivenza. Un aiuto temporaneo che non incide minimamente sulle condizioni di vita di chi vive in povertà cronica.

La domanda allora è inevitabile: servono davvero questi pacchi o servono piuttosto a placare le coscienze e a raccogliere consenso politico?

I poveri non hanno bisogno di carità stagionale, ma di politiche strutturali. Avrebbero bisogno di pensioni sociali dignitose per gli anziani che non hanno mai potuto contribuire a un sistema previdenziale, di occupazioni stabili e di salari adeguati al costo reale della "canasta básica", che continua a crescere mentre i redditi restano fermi.

Un pacco natalizio non paga l’affitto, non copre le spese mediche, non garantisce istruzione ai figli né sicurezza alimentare per tutto l’anno. Al contrario, politiche pubbliche serie sul lavoro, sulla previdenza e sul welfare avrebbero un impatto reale e duraturo sulla riduzione della povertà.

La solidarietà non dovrebbe essere un evento annuale legato al calendario o alle elezioni, ma un impegno costante dello Stato. Finché la risposta alla povertà sarà limitata a pacchi e sussidi occasionali, la disuguaglianza continuerà a crescere, e con essa la distanza tra promesse politiche e vita quotidiana dei cittadini più vulnerabili.

Il Natale dovrebbe essere un momento di riflessione. Forse è arrivato il tempo di chiedersi se distribuire pacchi sia davvero un atto di generosità o piuttosto il simbolo di un sistema che preferisce l’assistenzialismo alla giustizia sociale.

Governatori ovunque: quando il territorio non giustifica la politica

 


In teoria, il governatore è una figura di coordinamento territoriale, chiamata a gestire aree vaste, popolose, complesse. In pratica, in molti Paesi diventa una poltrona politica, utile più a distribuire potere che a governare davvero. Il confronto tra Italia e Repubblica Dominicana rende questa distorsione evidente.

Regioni italiane: poche, grandi, storiche

L’Italia è divisa in 20 Regioni, ciascuna con un presidente (governatore) e una struttura amministrativa articolata. Alcune di queste regioni hanno dimensioni e complessità paragonabili a veri e propri Stati:

  • Sicilia: oltre 25.000 km², più di 5 milioni di abitanti;
  • Lombardia: motore economico del Paese, quasi 10 milioni di residenti;
  • Piemonte, Veneto, Toscana: territori vasti, infrastrutture complesse, economie diversificate.

L’Italia intera copre circa 301.000 km². Ventuno presidenti regionali (venti più le autonomie speciali) governano un Paese lungo, montuoso, densamente abitato, con enormi differenze economiche e sociali tra Nord e Sud.

Si può discutere sull’efficienza delle Regioni italiane, ma una cosa è chiara: il territorio esiste, il problema da gestire anche.

Province dominicane: piccole, frammentate, politiche

La Repubblica Dominicana è un Paese che misura appena 48.000 km². Una penisola caraibica poco più grande della Lombardia. Eppure è suddivisa in 31 province più il Distretto Nazionale, ognuna con il proprio governatore provinciale, nominato politicamente.

In pratica:

  • un Paese sei volte più piccolo dell’Italia;
  • con più di una trentina di governatori;
  • su territori che, in alcuni casi, sono più piccoli di una provincia italiana o persino di una grande città europea.

Alcune province dominicane hanno estensioni e popolazioni tali da rendere il ruolo del governatore amministrativamente marginale. Eppure la carica esiste, con ufficio, personale, budget e visibilità politica.

I numeri che fanno riflettere

Mettiamo i dati uno accanto all’altro:

  • Italia: 20 Regioni – 301.000 km²
  • Rep. Dominicana: 32 entità provinciali – 48.000 km²

In proporzione, la Repubblica Dominicana ha più governatori per chilometro quadrato di uno Stato europeo complesso come l’Italia.

La domanda sorge spontanea: serve davvero tutto questo apparato?

Governatori per governare o per accontentare?

In Italia i presidenti di Regione sono eletti, politicamente esposti, spesso contestati. In Repubblica Dominicana i governatori provinciali sono nominati, non eletti, e rispondono più al potere centrale che ai cittadini.

Il sospetto, sempre più diffuso, è che molte di queste cariche servano soprattutto a:

  • accontentare alleati politici;
  • distribuire incarichi dopo le elezioni;
  • mantenere reti di fedeltà territoriale;
  • occupare lo spazio pubblico con figure istituzionali poco incisive.

Non coordinano grandi politiche, non gestiscono macro-budget, non risolvono problemi strutturali. Ma esistono, e questo basta a giustificarne il mantenimento.

Una burocrazia che pesa

Ogni governatore significa:

  • stipendio;
  • staff;
  • sede;
  • spese di rappresentanza.

Moltiplicato per decine di province, il costo diventa rilevante per un Paese con risorse limitate, servizi pubblici fragili e forti disuguaglianze sociali.

Conclusione: meno cariche, più Stato

Il confronto con l’Italia non serve a idealizzare il modello europeo, ma a mettere in luce una sproporzione evidente. Un territorio piccolo, frammentato in molte cariche politiche, rischia di diventare un sistema di compensazione più che di governo.

Meno governatori non significherebbe meno presenza dello Stato. Significherebbe uno Stato più snello, meno clientelare, più credibile.

martedì 16 dicembre 2025

Il barrilito: quando il Parlamento compra consenso

 


Ci sono parole che spiegano un sistema meglio di mille analisi. Barrilito è una di queste. Dietro questo termine apparentemente folkloristico si nasconde uno dei meccanismi più tossici della politica dominicana: l’uso sistematico di denaro pubblico per costruire consenso personale.

Non è assistenza sociale. Non è solidarietà. È clientelismo istituzionalizzato.

Cos’è davvero il barrilito

Ufficialmente, il barrilito è un fondo mensile assegnato a deputati e senatori per “aiuti sociali” nelle rispettive circoscrizioni. Nella pratica, significa che ogni parlamentare dispone di denaro pubblico da distribuire a propria discrezione: medicine, bare, affitti, piccoli sussidi, favori urgenti.

Senza criteri trasparenti. Senza controlli stringenti. Senza rendicontazione efficace.

Il parlamentare decide chi riceve e chi no. Lo Stato si ritira. Il politico avanza.

Il rovesciamento dello Stato di diritto

In uno Stato moderno il Parlamento fa le leggi e controlla il governo. Non distribuisce soldi. Quando un deputato consegna un sussidio, non sta esercitando una funzione legislativa: sta occupando lo spazio dell’amministrazione pubblica.

Il risultato è devastante:

  • il cittadino non chiede diritti, chiede favori;
  • il voto non premia programmi, ma mani che elargiscono;
  • la povertà non viene risolta, viene gestita.

Il barrilito non combatte l’emergenza sociale. La rende permanente, perché è funzionale al potere.

Un meccanismo impensabile in Europa

In Italia – come nella maggior parte degli Stati europei – un sistema simile sarebbe semplicemente inconcepibile. Un parlamentare che decidesse autonomamente a chi destinare fondi pubblici commetterebbe un abuso gravissimo.

L’assistenza sociale è competenza di enti pubblici con regole chiare, graduatorie, controlli. Separare politica e denaro diretto è una delle basi dello Stato di diritto.

Il barrilito, al contrario, li fonde.

Clientelismo mascherato da umanità

I difensori del sistema usano sempre lo stesso argomento: “la gente ha bisogno”. È vero. Ma proprio per questo il barrilito è così pericoloso.

Perché:

  • trasforma la miseria in strumento elettorale;
  • umilia il cittadino, costretto a esporsi per ottenere aiuto;
  • rafforza il politico come benefattore, non come rappresentante.

Non è empatia. È potere asimmetrico.

Quanto costa davvero

Il costo del barrilito non è solo economico, anche se parliamo di milioni di pesos ogni anno. Il costo vero è istituzionale:

  • un Parlamento che non legifera, ma distribuisce;
  • uno Stato che rinuncia a politiche strutturali;
  • una democrazia ridotta a scambio.

Ogni peso distribuito così è un peso sottratto a riforme serie, a servizi stabili, a diritti garantiti.

La domanda che nessuno vuole affrontare

Perché un deputato deve fare ciò che dovrebbe fare lo Stato?

La risposta è semplice e scomoda: perché conviene politicamente.

Finché il barrilito esisterà, il consenso non dipenderà dalla qualità delle leggi, ma dalla quantità di favori.

Il barrilito non è una curiosità locale. È il simbolo di una democrazia incompiuta, dove il potere non si misura in riforme, ma in denaro distribuito.

Eliminare il barrilito non significherebbe abbandonare i poveri. Significherebbe finalmente trattare i cittadini come tali, non come clienti.


lunedì 15 dicembre 2025

Carceri dominicane: un inferno sulla terra

 


Chi entra in una prigione della Repubblica Dominicana spesso non entra in un luogo di detenzione, ma in un mondo parallelo, dove lo Stato arretra, la legge scompare e la sopravvivenza diventa una questione quotidiana. Definirle carceri è, in molti casi, un eufemismo. Per molti detenuti – dominicani e stranieri – sono semplicemente un inferno sulla terra.

Nelle prigioni dominicane convivono sovraffollamento estremo, violenza strutturale, corruzione diffusa e condizioni igienico-sanitarie che in Europa sarebbero considerate incompatibili con qualsiasi standard di civiltà giuridica.

Il problema non è nuovo. È noto, documentato, denunciato. Eppure continua.

Sovraffollamento e abbandono

In molte carceri tradizionali il numero dei detenuti supera di due o tre volte la capienza prevista. Celle progettate per dieci persone ne ospitano venti o trenta. Si dorme a turni, per terra, su cartoni o amache improvvisate. L’aria è irrespirabile, il caldo soffocante, l’acqua insufficiente.

In questo contesto parlare di rieducazione è quasi offensivo. Qui non si sconta una pena: si resiste.

Il carcere comandato dai detenuti

In molte strutture lo Stato non controlla realmente ciò che accade all’interno. Il potere è spesso nelle mani dei cosiddetti capitanes o jefes, detenuti che governano interi padiglioni con il tacito consenso – o l’impotenza – delle autorità.

Chi ha denaro può comprare una cella meno affollata, un ventilatore, protezione. Chi non ha nulla diventa inermi, esposto a violenze, ricatti, abusi.

La legge del più forte sostituisce il codice penale.

Igiene, salute e dignità negate

Bagni fatiscenti, scarichi a cielo aperto, insetti, ratti. Le malattie infettive circolano facilmente, l’assistenza medica è scarsa o inesistente. I farmaci spesso devono essere forniti dalle famiglie, quando esistono famiglie in grado di farlo.

Il detenuto non è solo privato della libertà: è spesso privato della dignità.

Stranieri: invisibili e vulnerabili

Per i detenuti stranieri la situazione è ancora più drammatica. Barriera linguistica, mancanza di rete familiare, lentezze burocratiche. Molti restano in carcere mesi o anni oltre il dovuto, in attesa di documenti, espulsioni o semplici firme.

Gli italiani arrestati nella Repubblica Dominicana conoscono bene questo rischio: basta un errore, un’accusa, una custodia cautelare che si prolunga, e l’inferno diventa realtà.

Il doppio sistema: carceri nuove e carceri dimenticate

Negli ultimi anni il Paese ha avviato un sistema penitenziario “moderno”, con alcune strutture più ordinate e controllate. Ma si tratta di un sistema parallelo, che convive con decine di carceri tradizionali lasciate al degrado.

Due detenuti, stesso reato, stessa pena. Due inferni diversi.

La giustizia, così, non è uguale per tutti.

Una ferita aperta per lo Stato di diritto

Una società si giudica anche da come tratta chi ha sbagliato. Le carceri dominicane raccontano uno Stato che punisce, ma non rieduca; che rinchiude, ma non si assume fino in fondo la responsabilità della custodia.

Finché le prigioni resteranno luoghi di abbandono e violenza, la pena non servirà a reintegrare, ma solo a distruggere ulteriormente.

Le carceri dominicane non sono un problema marginale. Sono uno specchio impietoso delle contraddizioni del Paese: potere senza controllo, leggi senza applicazione, diritti senza garanzie.

Chiamarle “inferno sulla terra” non è retorica. Per molti detenuti, purtroppo, è una descrizione letterale.

Arriva il nuovo Ambasciatore, è il napoletano Sergio Maffettone


Cambio al vertice dell'ambasciata d'Italia nella Repubblica Dominicana. L'amb. Stefano Queirolo Palmas ha infatti terminato il suo mandato diplomatico. In questi anni ha saputo interpretare con equilibrio e autorevolezza il suo ruolo, mostrando sempre sensibilità verso la comunità italiana. La sua presenza costante, la disponibilità e la capacità di valorizzare il contributo degli italiani residenti restano tra i tratti più apprezzati del suo mandato.

A sostituirlo arriverà il nuovo ambasciatore, Sergio Maffettone. Nato a Napoli nel 1974, ha conseguito la laurea in giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli nel 1997 con il massimo dei voti. Entrato in carriera diplomatica alla Farnesina nel dicembre 2001, ha ricoperto incarichi in Albania come responsabile commerciale e poi in Afghanistan come capo della componente civile del Provincial Reconstruction Team (PRT) a guida italiana di Herat. Assegnato alla Cina, ha prestato servizio come primo segretario a Pechino, poi consigliere d’ambasciata, e dal 2013 al 2017 è stato Console Generale a Chongqing. Tra il 2019 e il 2022 ha operato a Roma come capo segreteria di sottosegretari alla Farnesina, fino all’incarico nel 2023 come Console Generale a Monaco di Baviera.

dal Giornale Diplomatico

venerdì 12 dicembre 2025

Attraversare sulle strisce? In Repubblica Dominicana spesso è più pericoloso che attraversare fuori


C’è un consiglio che in Repubblica Dominicana si sente ripetere spesso, quasi sottovoce, come una confessione tra chi conosce il Paese e chi sta per scoprirlo:

“Non attraversare sulle strisce pedonali.”

Detto così, sembra una battuta. In realtà è uno dei primi shock culturali per chi arriva dall’Europa, dove le strisce rappresentano un diritto, quasi una sacralità. Qui no. Qui possono diventare un’illusione pericolosa.

In molte città dominicane le strisce pedonali esistono più per decorazione che per funzione. Non rallentano il traffico, non fermano le auto, non proteggono chi cammina. A volte fanno l’esatto contrario: espongono il pedone, lo rendono prevedibile, visibile… e quindi vulnerabile.

Chi vive qui lo sa. Chi arriva lo impara presto. E spesso lo impara osservando i dominicani stessi, che attraversano dove capita, quando capita, affidandosi non alle regole ma all’istinto, al contatto visivo, al tempismo.

Non è anarchia. È adattamento.

La strada come spazio di negoziazione

In Repubblica Dominicana la strada non è uno spazio regolato, ma negoziato.
Ogni attraversamento è una trattativa silenziosa tra pedone, auto, moto, motoconcho, camion. Vince chi è più rapido, più deciso, più attento.

Il problema nasce quando uno straniero applica regole che qui non funzionano. Si fida delle strisce, del semaforo, della precedenza. E scopre che avere ragione non significa essere al sicuro.

L’altro tabù: gli incidenti e la paura che nessuno dice ad alta voce

C’è poi un’altra raccomandazione che circola tra residenti, soprattutto stranieri. È più scomoda, più delicata, e proprio per questo raramente viene messa per iscritto.

Se un pedone attraversa all’improvviso, senza guardare, e viene investito da un’auto che procedeva correttamente, la paura non è solo l’incidente.
È quello che può succedere dopo.

La voce che corre è sempre la stessa: fermarsi subito può significare esporsi a reazioni emotive, all’arrivo di parenti, conoscenti, curiosi. In un contesto dove la tensione può salire rapidamente, avere ragione non garantisce protezione.

Va detto con chiarezza:
questa non è una regola, né un consiglio ufficiale.
La legge dice altro.

Tra legge scritta e realtà quotidiana

Le autorità indicano una procedura chiara: fermarsi, chiamare la DIGESETT, attendere i soccorsi. Ed è ciò che va fatto sul piano legale.

Ma chi vive qui sa che tra norma scritta e realtà quotidiana esiste uno spazio grigio, fatto di prudenza, esperienza e, a volte, paura.

Non è una critica al Paese. È una constatazione.
La Repubblica Dominicana non è pericolosa: è diversa. E ignorare questa differenza è l’errore più comune dei visitatori.

Conoscere le regole non scritte per restare al sicuro

Vivere o viaggiare qui significa imparare che:

  • le strisce non proteggono automaticamente

  • il pedone non è sempre prioritario

  • la strada è un ambiente ad alta attenzione

  • guidare e camminare richiedono difensiva mentale, non rigidità

Non è cinismo. È rispetto per la realtà.

Ma il timore esiste. Ed è reale.

La Repubblica Dominicana è un Paese accogliente, generoso, umano. Ma sulla strada non fa sconti.
Qui non basta avere ragione.
Bisogna capire come funziona davvero.

E forse il vero consiglio ai turisti e ai nuovi residenti è uno solo:
non fidarsi dei segnali, ma osservare le persone.


Cresce la tensione nel Mar Caraibico: gli Stati Uniti pronti a sequestri di petroliere al largo del Venezuela


La situazione geopolitica nel Mar Caraibico si è nuovamente surriscaldata questa settimana, con gli Stati Uniti che si preparano ad intercettare e sequestrare ulteriori petroliere coinvolte nel trasporto di greggio venezuelano, intensificando la pressione sul regime di Nicolás Maduro. La mossa segue il recente sequestro di un primo tanker sancito da Washington, parte di una più ampia strategia di sanzioni energetiche contro Caracas.

Secondo fonti ufficiali statunitensi, la lista di navi sotto osservazione è già stata compilata, e ulteriori azioni potrebbero avvenire nelle prossime settimane, con l’obiettivo di bloccare il commercio di petrolio venezuelano che sfugge alle sanzioni vigenti. Critici internazionali e proprietari di navi commerciali hanno espresso preoccupazione per l’impatto sulle rotte marittime e sul mercato energetico globale. 

Il governo di Caracas ha denunciato l’operazione come un “atto di pirateria internazionale”, accusando gli Stati Uniti di violare la sovranità venezuelana e alimentare instabilità politica nella regione. La tensione arriva in un momento già critico per l’economia venezuelana, alle prese con sanzioni decennali e una profonda crisi interna. 

Possibili ripercussioni per i Caraibi — Le economie caraibiche, soprattutto quelle legate all’esportazione energetica o al trasporto marittimo, stanno monitorando gli sviluppi con apprensione. Le azioni statunitensi potrebbero alterare le rotte commerciali e influire sui prezzi del carburante, con effetti potenziali sui costi di trasporto e sulle forniture locali. Gli osservatori internazionali invitano alla cautela, chiedendo dialogo diplomatico e cooperazione multilaterale.

giovedì 11 dicembre 2025

Las Terrenas merita un Consolato Onorario: i tempi sono cambiati, la rete consolare deve cambiare con loro


La comunità italiana nella Repubblica Dominicana sta cambiando, si sta spostando, si sta evolvendo. E la rete consolare? Resta spesso ferma, burocratica, ancorata a una mappa demografica che non esiste più. Oggi la realtà è un’altra: dopo Santo Domingo, il gruppo italiano più numeroso e attivo del Paese vive a Las Terrenas, non a La Romana, non a Santiago, non a Puerto Plata.

Eppure, paradossalmente, a Las Terrenas non c’è un Consolato Onorario, non c’è un ufficio dedicato, non c’è alcun servizio reale a disposizione.
L’unica presenza istituzionale è un corrispondente consolare, figura con poteri limitatissimi, incapace per legge di svolgere pratiche fondamentali. Può informare, raccogliere richieste, trasmettere comunicazioni. Ma non può risolvere nulla.

Un sistema fermo mentre la comunità cambia

Il Consolato Onorario più vicino si trova a La Romana, mentre i vice consolati sono a Santiago e a Puerto Plata. Luoghi dove – va detto con franchezza – la presenza italiana è ormai molto più ridotta rispetto a quella di Las Terrenas, che negli ultimi anni è diventata un polo naturale di attrazione per residenti, pensionati, imprenditori e famiglie italiane.

Il risultato?
Ogni volta che un residente italiano di Las Terrenas deve rinnovare un passaporto, registrare un atto, autenticare un documento o semplicemente risolvere una pratica, deve affrontare un viaggio di oltre 500 km tra andata e ritorno per recarsi a Santo Domingo.
Giornate intere di lavoro perse, costi elevati, un disagio che non ha più ragione di esistere nel 2025.

Una richiesta semplice: servizi adeguati alla realtà attuale

La comunità chiede qualcosa di ragionevole, proporzionato e perfettamente in linea con le normative italiane:
l’istituzione di un Consolato Onorario a Las Terrenas, dotato di un vero ufficio e delle competenze necessarie per:

  • rilevare le impronte digitali per il rinnovo dei passaporti;

  • gestire pratiche consolari e notarili;

  • offrire assistenza diretta ai numerosi italiani residenti;

  • evitare spostamenti inutili e costosi verso la capitale.

Il cuore della comunità italiana oggi è qui

È tempo che il Consolato riconosca ufficialmente un dato di fatto: Las Terrenas è ormai il centro più dinamico, popoloso e attivo della comunità italiana in Repubblica Dominicana, più della stessa capitale e infinitamente più delle sedi consolari periferiche.

Ignorarlo significa mantenere una struttura consolare obsoleta, che non risponde più ai bisogni reali dei cittadini.

Serve una rete consolare moderna, non fossilizzata

I tempi sono cambiati. Le persone si muovono, si trasferiscono, investono, creano nuove comunità.
La rete consolare deve seguirle, non restare indietro.

Las Terrenas non chiede privilegi: chiede solo ciò che la sua realtà demografica ed economica giustifica pienamente.
Un servizio consolare moderno, efficiente e vicino.
Un Consolato Onorario che rispecchi il presente, non il passato.

mercoledì 10 dicembre 2025

Assicurazione sanitaria nella Repubblica Dominicana: come orientarsi per residenti e soggiorni prolungati


Vivere o trascorrere lunghi periodi nella Repubblica Dominicana comporta una scelta fondamentale: quella della copertura sanitaria. Il Paese dispone di un sistema pubblico, ma per stranieri, residenti recenti o visitatori di lungo periodo l’assistenza pubblica è spesso limitata. Per questo motivo, l’accesso alla sanità privata e a un’assicurazione adeguata è un aspetto centrale della vita quotidiana.

La rete sanitaria privata dominicana è ben sviluppata, soprattutto nelle grandi città e nelle zone turistiche. Cliniche e ospedali privati offrono servizi generalmente di buon livello, ma le cure sono a pagamento e i costi possono risultare elevati, in particolare in caso di emergenze, esami diagnostici o ricoveri.

Gli stranieri con residenza legale possono accedere al sistema assicurativo locale tramite le ARS, le amministrazioni di rischio sanitario. Queste assicurazioni coprono visite mediche, esami e una parte delle spese ospedaliere, ma prevedono franchigie, limiti di copertura e co-pagamenti. Sono soluzioni relativamente economiche e adatte alla gestione delle cure ordinarie, ma spesso non sufficienti per interventi complessi o cure fuori dal territorio nazionale.

Per questo motivo, molti residenti scelgono una formula mista: una copertura locale per l’assistenza quotidiana e una polizza internazionale per le emergenze più gravi o per eventuali cure all’estero.

Chi arriva nella Repubblica Dominicana come turista ma prevede di fermarsi per diversi mesi deve prestare particolare attenzione. Le comuni assicurazioni viaggio coprono generalmente soggiorni brevi e possono escludere sport, malattie pregresse o cure non urgenti. Inoltre, hanno spesso limiti temporali rigidi che le rendono inadatte a permanenze prolungate.

Per soggiorni più lunghi, vengono preferite assicurazioni sanitarie internazionali o polizze specifiche per expat e lavoratori da remoto, che offrono una copertura più ampia e continuativa, spesso rinnovabile.

Prima di sottoscrivere una polizza è importante verificare con attenzione alcuni aspetti fondamentali: la copertura per emergenze e ricoveri, il trasporto sanitario e l’eventuale rimpatrio, le esclusioni per patologie preesistenti, la validità territoriale e le modalità di pagamento delle cure, che in alcuni casi prevedono l’anticipo delle spese.

Un errore piuttosto comune è sottovalutare la questione sanitaria, pensando di poter risolvere eventuali problemi una volta sul posto. Anche interventi relativamente semplici, se effettuati in cliniche private senza copertura assicurativa, possono avere costi significativi.

Per chi vive stabilmente o trascorre lunghi periodi nella Repubblica Dominicana, una buona assicurazione sanitaria non è una formalità, ma una scelta di responsabilità. Informarsi prima, confrontare le opzioni disponibili e leggere con attenzione le condizioni contrattuali permette di affrontare la vita nel Paese con maggiore serenità e sicurezza.