sabato 31 gennaio 2026

Jeannie llegó a visitarnos a mediados de septiembre de 2004…



Desde mi libro autobiográfico CUANDO LA MÚSICA SE APAGA:

Jeannie llegó a visitarnos a mediados de septiembre de 2004…

…Cuando empezó a hablarse de tormenta tropical, en Las Terrenas nadie parecía realmente preocupado. Circulaba una especie de certeza tranquilizadora, repetida casi como un proverbio:

—Las Terrenas está bendecida por Dios. Aquí no llegan los huracanes.

Esa convicción colectiva contribuyó a la calma aparente. A no tomarse demasiado en serio las advertencias…

El nombre mismo —tormenta tropical— sonaba casi inofensivo. Una molestia pasajera. Una noche difícil, poco más.

Me equivoqué…

…Al amanecer, cuando el viento finalmente cedió Las Terrenas ya no era Las Terrenas.

El verde había desaparecido. Literalmente. Ningún árbol había resistido la furia de Jeannie. Palmeras dobladas, troncos arrancados, ramas por todas partes. Casas heridas, algunas abiertas como cajas rotas. Y todo eso había sido provocado por lo que oficialmente no era más que una tormenta tropical.

Pero Jeannie se había detenido sobre nosotros.
Y esa permanencia fue devastadora.

venerdì 30 gennaio 2026

… Antes de que existiera la autopista Santo Domingo - Nagua, el aeropuerto del Portillo era una puerta abierta...



Desde mi libro autobiográfico CUANDO LA MÚSICA SE APAGA:

… Antes de que existiera la autopista Santo Domingo - Nagua, el aeropuerto del Portillo era una puerta abierta.
No grande, no cómoda, suficiente para conectar Las Terrenas con el resto del país sin tener que cruzar media isla..
Había vuelos diarios de ida y vuelta operados por Aerodomca. Eran puntuales a su manera, sujetos más al clima que al reloj. Se despegaba del Portillo y, en poco más de media hora, se aterrizaba en Santo Domingo, en el aeropuerto de Herrera. El ahorro era enorme: cinco horas menos de carretera, evitando el paso largo y cansado por Nagua, Pimentel, Maimón y otros pueblos que alargaban el viaje hasta convertirlo en una prueba de resistencia…
…Con pocos miles de pesos se viajaba cómodamente a la capital y se volvía. Sin ceremonia. Sin controles excesivos. El equipaje era ligero. El cielo hacía el resto.

Una vez, apenas después del despegue, cuando el avión todavía ganaba altura, ocurrió lo impensable. El motor se apagó.
El sonido se cortó de golpe.
La hélice dejó de girar.
Hubo un silencio denso, instantáneo. Luego el murmullo. Luego el miedo.
—¿Qué pasa?
—¿Se apagó?
El piloto sonreía. No una sonrisa tranquilizadora, sino profesional. De esas que no piden confianza, la imponen. Giró suavemente, alineó el avión y regresó a la pista como si fuera parte del procedimiento habitual.
—Nada grave —dijo al tocar tierra—. Cambiamos de avión.
Dos horas después, otro aparato nos llevó a Santo Domingo. Algunos pasajeros no subieron. Prefirieron quedarse. El miedo también es una forma de decisión…
… Con la construcción de la autopista, muchos empezaron a elegir el automóvil y el bus. Tres horas hasta la capital, sin hélices, sin sorpresas. El vuelo comenzó a vaciarse.
El golpe final lo dio el cierre de Herrera. Los vuelos fueron desviados a El Higüero, lejos del centro y caro de alcanzar en taxi. La conveniencia desapareció. El cálculo cambió.
Poco después, el aeropuerto del Portillo dejó de existir.
La pista fue absorbida por el crecimiento.
La pequeña caseta de madera que hacía de torre de control desapareció sin ceremonia.
Ahora no queda nada.
Ni asfalto, ni aviones.

L’espansione silenziosa dei centri commerciali cinesi e una domanda che resta senza risposta


In molte città della Repubblica Dominicana è ormai impossibile non notarlo: grandi centri commerciali di origine cinese sorgono in tempi rapidissimi, occupando interi isolati e modificando il tessuto urbano e commerciale. Strutture imponenti, assortimenti vastissimi, prezzi estremamente competitivi. Un fenomeno che cresce sotto gli occhi di tutti e che solleva interrogativi sempre più insistenti su regole, controlli e trasparenza.

In numerosi casi, queste aperture avvengono in modo sorprendentemente veloce, lasciando spazio a dubbi sulla completezza dell’iter burocratico: licenze edilizie, autorizzazioni municipali, permessi ambientali e certificazioni di sicurezza non sempre risultano chiari o facilmente verificabili. La sensazione diffusa è quella di una zona grigia normativa, dove i controlli appaiono deboli o discontinui.

Il tema non riguarda solo la legalità formale, ma anche l’impatto economico. I piccoli e medi commercianti dominicani denunciano una concorrenza difficile da sostenere: mentre le attività locali affrontano affitti elevati, tasse, ispezioni frequenti e burocrazia complessa, i grandi megastore sembrano muoversi con maggiore agilità.

Il risultato è una progressiva erosione del commercio tradizionale, soprattutto nei quartieri popolari e nelle città di medie dimensioni, dove alcuni negozi storici hanno già chiuso o ridotto drasticamente la propria attività.

Anche sul fronte occupazionale emergono perplessità. Se da un lato questi centri commerciali generano posti di lavoro, dall’altro persistono dubbi sulle condizioni contrattuali, sugli orari e sul rispetto delle normative sul lavoro. Le ispezioni ufficiali risultano sporadiche e raramente seguite da sanzioni significative, alimentando la percezione di una sostanziale tolleranza.

Al di là degli aspetti commerciali e occupazionali, c’è una domanda che sempre più spesso circola tra imprenditori, cittadini e osservatori:
da dove provengono gli ingenti capitali necessari per costruire questi imponenti centri commerciali?

Parliamo di investimenti multimilionari, realizzati in tempi brevi, spesso senza ricorrere a finanziamenti bancari locali noti o a partnership pubblicamente dichiarate. In un Paese dove l’accesso al credito è complesso anche per grandi imprenditori dominicani, la disponibilità immediata di risorse così consistenti solleva interrogativi legittimi sulla tracciabilità dei capitali, sui canali di finanziamento e sui controlli antiriciclaggio.

Non si tratta di formulare accuse, ma di chiedere trasparenza, un principio fondamentale in qualsiasi economia che voglia definirsi moderna e affidabile.

La Repubblica Dominicana ha bisogno di investimenti stranieri e continua giustamente a promuoverli. Tuttavia, attrarre capitali senza un sistema di regole chiare e uguali per tutti rischia di trasformare lo sviluppo in deregulation. Il problema non è l’origine degli investitori, ma l’assenza di controlli efficaci e visibili.

Finché resteranno senza risposta domande essenziali — sui permessi, sulle condizioni di lavoro e soprattutto sull’origine dei capitali — il fenomeno dei grandi centri commerciali cinesi continuerà a generare sospetti, malcontento e tensioni sociali.

In gioco non c’è solo il commercio, ma la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini in uno Stato che dovrebbe garantire legalità, equità e trasparenza.

mercoledì 28 gennaio 2026

Cose dell’altro mondo: il passaporto italiano e la cédula dominicana


Ieri sono andato all'Ambasciata d’Italia a Santo Domingo per rinnovare il mio passaporto in scadenza. Confesso: sono uscito sorpreso e ammirato.

Prenotazione dell’appuntamento via internet, tutto chiaro. All’arrivo una persona ti attende alla porta, controlla l’orario, ti fa entrare. Nessuna coda, nessuna ressa. In meno di dieci minuti: impronte digitali, firma elettronica, pratica conclusa. Poi, sempre online, ti avviseranno quando tornare a ritirare il nuovo documento — oppure puoi delegare qualcuno. Semplice, ordinato, umano.
Un bell’8 pieno, senza esitazioni.

Sulla strada del ritorno, però, la realtà mi ha riportato bruscamente coi piedi per terra. Davanti alla Dirección General de Migración di Santo Domingo ho notato una fila interminabile, sotto al sole, di decine e decine di stranieri. Uomini e donne in attesa paziente di poter entrare nell’edificio, sedersi (quando va bene), aspettare per ore tra centinaia di persone, ascoltando nomi chiamati da altoparlanti che si sentono a malapena, coperti dal brusio di chi aspetta.

Dopo Migración, tocca anche passare dalla Junta Central Electoral per ritirare o aggiornare la propria cédula di residenza. Altra attesa, altra folla, altro tempo sottratto alla vita.

E qui nasce la domanda, legittima: com’è possibile?
La Repubblica Dominicana, pur con tanti problemi strutturali, è conosciuta per l’efficienza del suo sistema digitale. Pagamenti online, servizi elettronici, procedure informatizzate funzionano — spesso meglio che in molti Paesi europei. E allora perché non usare davvero il digitale per evitare queste sofferenze inutili alle centinaia di migliaia di stranieri che hanno scelto questo paradiso tropicale, sì meraviglioso, ma anche scomodo, per viverci?

Non parliamo di privilegi, ma di organizzazione, di rispetto del tempo e della dignità delle persone. Prenotazioni scaglionate, orari certi, comunicazioni chiare: l’Ambasciata italiana dimostra che si può fare, e bene.

Il confronto è inevitabile e un po’ amaro.
Da una parte un servizio moderno, rapido, quasi invisibile.
Dall’altra code, attese infinite, caldo, incertezza.

Ambasciata italiana: un bel 8.
Migración Dominicana… mi astengo.

Un’ultima nota, però, non polemica ma costruttiva: proprio perché la Repubblica Dominicana sa essere efficiente, questa situazione stride ancora di più. E forse è arrivato il momento di chiedersi se non sia davvero possibile fare meglio, per il bene di tutti — dominicani e stranieri?

sabato 24 gennaio 2026

Haiti è davvero un pericolo per la Repubblica Dominicana? Tra paura, realtà e propaganda

 


In Repubblica Dominicana la domanda è ricorrente, quasi quotidiana: Haiti rappresenta un pericolo per il paese?
È una convinzione diffusa tra molti dominicani, alimentata da notizie drammatiche, insicurezza regionale e una storia condivisa fatta di diffidenza e traumi. Ma quanto c’è di reale e quanto di percepito?

Il punto di partenza: la crisi haitiana è reale

È impossibile negarlo: Haiti vive da anni una crisi profonda.
Instabilità politica, collasso istituzionale, violenza delle gang armate, povertà estrema e assenza di servizi essenziali hanno trasformato intere aree – soprattutto la capitale – in zone fuori controllo.

Questo genera un effetto diretto sulla Repubblica Dominicana, l’unico paese con cui Haiti condivide una frontiera terrestre.

Il confine: pressione migratoria, non invasione

Il principale impatto sulla RD è migratorio. Migliaia di haitiani cercano lavoro, cure mediche o semplicemente sopravvivenza.
Per un paese relativamente piccolo come la Repubblica Dominicana, questa pressione è reale e difficile da gestire, soprattutto nei servizi sanitari, nell’edilizia e nell’agricoltura.

Ma è importante chiarire un punto chiave:
non esistono prove di un piano di destabilizzazione o di una “invasione organizzata”.
La stragrande maggioranza dei migranti cerca lavoro, non conflitto.

Criminalità: paura amplificata

Molti dominicani associano Haiti automaticamente a criminalità e violenza. Tuttavia:

  • la criminalità organizzata haitiana resta in gran parte interna ad Haiti

  • i principali problemi di sicurezza in RD restano locali, legati a traffici, corruzione e disuguaglianze interne

Alcuni episodi isolati vengono spesso amplificati mediaticamente, rafforzando una percezione di pericolo generalizzato che non corrisponde ai dati reali.

Una paura che ha radici storiche

La diffidenza non nasce oggi. È il risultato di:

  • una storia comune dolorosa

  • differenze linguistiche e culturali

  • decenni di narrazioni politiche che hanno usato “il pericolo haitiano” come strumento di consenso

In molti casi, la paura di Haiti serve anche a nascondere problemi interni dominicani, spostando l’attenzione su un nemico esterno.

Il vero rischio per la Repubblica Dominicana

Paradossalmente, il pericolo maggiore non è Haiti in sé, ma:

  • una gestione disordinata della frontiera

  • politiche emotive invece che strutturate

  • la mancanza di cooperazione internazionale

Senza soluzioni regionali e senza il supporto della comunità internazionale, la crisi haitiana continuerà a produrre effetti collaterali sulla RD.

Tra sicurezza e umanità

La Repubblica Dominicana ha il diritto di proteggere i propri confini, ma anche la responsabilità di evitare che la paura si trasformi in disumanizzazione.
Sicurezza e diritti umani non sono opposti: sono due elementi che devono convivere.


Sanità dominicana: fidarsi o curarsi in Italia? Una guida chiara per chi vive nell’isola

 


Per chi vive in Repubblica Dominicana — sia come residente sia come expat — una delle domande più importanti riguarda la salute: il sistema sanitario locale è affidabile? E per interventi importanti conviene tornare in Italia? Vediamo pro e contro con informazioni aggiornate e realistiche.

La struttura del sistema sanitario dominicano

In Repubblica Dominicana esiste un sistema sanitario misto, composto da servizi pubblici e privati:

  • Il sistema pubblico è gestito dallo Stato e teoricamente accessibile a tutti, ma soffre di sottofinanziamento, attrezzature obsolete e lunghe attese, soprattutto fuori dalle grandi città.

  • Il settore privato è molto più sviluppato, con cliniche e ospedali moderni, soprattutto a Santo Domingo, Santiago e nelle zone turistiche.

Questa differenza è fondamentale: l’esperienza di cura può variare enormemente a seconda che si scelga pubblico o privato.

Quando la sanità locale è affidabile

Cure di base, visite e emergenze leggere:
In molte città ci sono cliniche private ben attrezzate dove si possono affrontare visite specialistiche, diagnosi, esami e interventi di bassa o media complessità con standard accettabili di qualità — talvolta con prezzi inferiori rispetto all’Italia.

Ospedali privati riconosciuti:
Strutture come Hospital Metropolitano de Santiago (HOMS) o Hospital General de la Plaza de la Salud sono cliniche note in loco e spesso frequentate da expat per interventi non complicati.

Limitazioni e rischi del sistema locale

Sistema pubblico sotto pressione:
Le strutture statali spesso mancano di attrezzature moderne e personale sufficiente; fuori dalle grandi città la qualità può essere molto inferiore.

Accreditamento internazionale limitato:
Pochi ospedali dominicani vantano accreditamenti globali (come JCI) che certificano gli standard di sicurezza e gestione clinica, cosa che può fare la differenza per interventi complessi.

Costi e assicurazione:
La sanità privata può essere costosa, spesso simile a quella statunitense per alcune prestazioni, e quindi è fondamentale avere assicurazione sanitaria internazionale che copra cliniche private o anche il rimpatrio sanitario.

Quando conviene tornare in Italia

Interventi ad alta complessità:
Per operazioni complesse (cardiologia avanzata, neurochirurgia, trapianti, oncologia di alto livello) o per condizioni mediche rare, molti medici ed esperti consigliano di considerare l’Italia o strutture europee di alta specializzazione, dove esistono protocolli consolidati, accreditamenti rigorosi e tecnologie di punta.

Follow-up e gestione cronica:
Per malattie croniche o percorsi di cura lunghi, un rapporto stabile con specialisti italiani — vicini alla propria rete familiare e assistenziale — può offrire maggiore sicurezza e continuità.

Consigli pratici per vivere tranquilli nell’isola

Scegliere sempre strutture private affidabili per qualsiasi prestazione non urgente.
Avere un’assicurazione sanitaria internazionale che copra cliniche private, eventuali evacuazioni mediche e costi elevati.
Mantenere un dossier medico aggiornato e valutare periodicamente (anche in Italia) esami di controllo complessi.
Conoscere gli ospedali di riferimento nella propria zona e le loro specializzazioni.


In sintesi

Per visite mediche di routine, emergenze leggere e interventi di media complessità, le cliniche private dominicane possono offrire qualità adeguata a costi spesso inferiori.
Per interventi complessi, cure specialistiche avanzate o gestione di patologie gravi, valutare l’Italia o altre strutture europee può essere più sicuro e vantaggioso.

La scelta dipende da situazione medica specifica, copertura assicurativa e gravità dell’intervento. Con informazioni corrette e buona pianificazione, è possibile combinare i benefici della vita caraibica con la sicurezza di cure di alta qualità.

Veglie, silenzio e rispetto: i riti funebri nella tradizione dominicana

 


La morte, nella cultura dominicana, non è solo dolore: è un momento collettivo, vissuto con regole precise, rispetto profondo e una forte dimensione comunitaria.

Il velorio: la notte che unisce

Il velorio è il cuore del rito funebre. Amici, vicini e parenti si riuniscono nella casa del defunto o in una sala comune. Si parla a bassa voce, si condividono ricordi, si resta insieme tutta la notte. Non è solo per il defunto, ma per sostenere i vivi.

In molte zone rurali, il velorio è anche un modo per accompagnare l’anima, affinché non resti legata alla casa o alle persone care.

Cose da fare e da non fare

  • Non si ride rumorosamente

  • Non si lascia solo il corpo

  • Si evita di piangere in modo “eccessivo”, per non trattenere l’anima

  • Si accendono luci o candele come segno di guida

Sono gesti antichi, rispettati anche da chi non si considera religioso.

La morte come passaggio

Nella visione popolare dominicana, la morte non è una fine netta ma un passaggio. Per questo i riti servono a mantenere l’ordine tra il mondo dei vivi e quello dei morti, evitando che qualcosa resti “in sospeso”.

Per un italiano che vive sull’isola, partecipare a un velorio è uno dei momenti in cui si comprende davvero la profonda umanità della società dominicana.

El Bacá: il patto oscuro che ancora spaventa la campagna dominicana

 


Nelle zone rurali della Repubblica Dominicana c’è una parola che ancora oggi viene pronunciata a bassa voce: el Bacá. Non è una semplice leggenda, ma una delle credenze popolari più inquietanti e radicate dell’isola.

Secondo la tradizione, il Bacá è uno spirito o entità oscura che una persona può “ottenere” tramite un patto segreto. In cambio di ricchezza, successo o protezione, il Bacá chiede obbedienza e sacrifici. Può assumere forme diverse: un animale, un’ombra, una presenza invisibile che protegge il suo padrone… ma a caro prezzo.

Ricchezza sospetta e paura collettiva

Quando qualcuno arricchisce improvvisamente, soprattutto in campagna, non è raro sentire sussurri: “eso es bacá”. La credenza è che il successo non spiegabile abbia sempre un costo nascosto, spesso pagato da altri.

Un controllo sociale non scritto

Il mito del Bacá funziona anche come strumento di controllo morale: ricorda che l’avidità, l’arricchimento facile e l’egoismo portano conseguenze. Non è solo paura, ma un modo popolare per spiegare le ingiustizie e mantenere un equilibrio sociale.

Ancora oggi, in alcune comunità, la sola accusa di “avere un Bacá” basta a isolare una persona.

venerdì 23 gennaio 2026

Martedí 27 si riunirà il nostro Comites

ASSEMBLEA ORDINARIA del COM.IT.ES. di Santo Domingo

PRIMA CONVOCAZIONE:
DATA E ORA: MARTEDÌ 27 GENNAIO 2026, alle ore 17:00 (della Repubblica Dominicana).
ORDINE DEL GIORNO:

1. - Approvazione del Rendiconto Consuntivo del Com.It.Es. Santo Domingo per l’anno 2025, corredato dalla Relazione Annuale del Presidente sulle attività svolte, ex Art. 2 comma 4, lett. d) della Legge 286/2003 (bozze degli Allegati 5 e 6 Circ. n.2 del 28 Luglio 2020 e bozza della relazione annuale in allegato alla presente convocazione);
2. - Approvazione dei due Revisori dei Conti (non remunerati) nominati dal Comitato
3. - Voto italiani residenti all'estero - proposta Segretario Bellinato
4. - Varie ed Eventuali

L’accesso al pubblico, come nelle precedenti occasioni, sarà garantito mediante la trasmissione dal vivo sulla pagina Facebook ufficiale del Comitato

Superstizioni dominicane: tra fede, paura e saggezza popolare

 


Chi vive nella Repubblica Dominicana se ne accorge presto: le superstizioni fanno parte della quotidianità, spesso più della religione ufficiale. Sono gesti, parole, rituali che attraversano tutte le classi sociali.

Il mal de ojo e le protezioni

Una delle credenze più diffuse è quella del mal de ojo, lo sguardo carico di invidia che può portare malessere, soprattutto ai bambini. Per difendersi si usano amuleti, preghiere sussurrate o piccoli rituali tramandati di madre in figlia.

Cose da non fare (mai)

  • Non fischiare di notte: attirerebbe spiriti indesiderati

  • Non sedersi sugli angoli del tavolo: porta sfortuna

  • Non uscire senza salutare: potrebbe “rompere” l’energia della casa

Sono regole non scritte, ma ancora rispettate, soprattutto nelle zone meno turistiche.

Tra Africa, Taíni e cristianesimo

Queste superstizioni nascono dall’incontro tra tradizioni africane, spiritualità indigena e cattolicesimo popolare. Il risultato è una visione del mondo dove il visibile e l’invisibile convivono senza conflitto.

Per gli italiani che vivono qui

Capire queste credenze aiuta a capire meglio i dominicani: non come ingenuità, ma come forma di saggezza popolare, un modo per spiegare l’imprevedibilità della vita.

La Ciguapa e le anime erranti: le leggende più misteriose della Repubblica Dominicana

 


La Repubblica Dominicana non è fatta solo di mare e musica: nelle campagne, nei villaggi di montagna e nei racconti tramandati a bassa voce sopravvive un mondo invisibile di leggende e spiriti, eredità taína, africana e spagnola.

La Ciguapa, la donna dai piedi al contrario

La leggenda più famosa è quella della Ciguapa, creatura femminile bellissima, dai lunghi capelli neri e… piedi rivolti all’indietro. Vive nei boschi, appare di notte e attira gli uomini per poi farli smarrire per sempre.
Secondo la tradizione, la Ciguapa rappresenta la natura selvaggia e indomabile, ma anche l’inganno delle apparenze.

Anime che non trovano pace

Molto diffusi sono anche i racconti di anime erranti, spiriti di persone morte improvvisamente o senza sepoltura, che tornano nei luoghi dove hanno sofferto. Non si tratta di “fantasmi da film horror”, ma di presenze rispettate, spesso temute, che fanno parte della vita rurale.

Un folklore ancora raccontato

Queste storie non vivono solo nei libri: vengono ancora narrate dai nonni, specialmente nelle zone interne del paese. Per molti dominicani, non sono semplici leggende, ma possibilità reali, da trattare con cautela e rispetto.

La Bachata: da musica proibita a simbolo mondiale della Repubblica Dominicana

 


Oggi conquista piste da ballo in tutto il mondo, ma la bachata nasce come musica marginale, quasi clandestina, nei quartieri popolari della Repubblica Dominicana. La sua storia è un perfetto esempio di come il folklore possa trasformarsi in patrimonio universale.

Le radici popolari

Nata tra gli anni ’60 e ’70, la bachata era inizialmente associata a taverne, amori difficili, nostalgia e povertà. Per questo fu a lungo snobbata dalle élite culturali, che la consideravano musica “di basso livello”. Eppure, proprio quella sincerità emotiva ne ha decretato il successo.

Dalla strada al mondo

Con il tempo, grazie a musicisti che hanno saputo raffinare il genere senza tradirne l’anima, la bachata è uscita dai confini dell’isola, diventando uno dei simboli culturali dominicani più riconoscibili al mondo. Oggi è impossibile separare la Repubblica Dominicana dalla sua colonna sonora più romantica.

Folklore che racconta emozioni

La bachata non è solo musica o danza: è narrazione popolare, è memoria collettiva, è il modo in cui un popolo ha raccontato le proprie ferite e i propri amori. Per molti italiani che vivono qui, imparare a ballarla significa anche capire un po’ di più l’anima del paese che li ha accolti.

I Diablos Cojuelos: le maschere ribelli dell’anima dominicana

 


Tra le espressioni più affascinanti e rumorose del folklore della Repubblica Dominicana ci sono senza dubbio i Diablos Cojuelos, protagonisti assoluti del carnevale e simbolo di una cultura popolare che mescola ironia, ribellione e memoria storica.

I Diablos Cojuelos compaiono soprattutto durante il Carnaval de La Vega, uno dei più antichi dei Caraibi. Indossano maschere spettacolari, coloratissime, spesso decorate con corna, specchi e denti aguzzi, e brandiscono la celebre vejiga, una vescica secca (oggi spesso di plastica) con cui colpiscono simbolicamente il pubblico.

Origini tra satira e resistenza

Il nome “diavoli zoppi” nasce nel periodo coloniale: rappresentavano figure di scherno verso il potere, caricature del male sconfitto, ma anche una forma di sfogo popolare contro l’oppressione. Col tempo, il significato si è trasformato, diventando una celebrazione della vitalità dominicana e della capacità di ridere persino delle paure.

Un folklore ancora vivo

Oggi i Diablos Cojuelos non sono solo folklore per turisti: sono identità, appartenenza, orgoglio locale. Ogni città ha i suoi stili, i suoi colori e i suoi rituali. Per chi vive sull’isola, assistere (o partecipare) a una sfilata significa entrare nel cuore più autentico del paese.

giovedì 22 gennaio 2026

Ahorita: quando il tempo, nella Repubblica Dominicana, smette di avere fretta

 


Chi arriva per la prima volta nella Repubblica Dominicana lo nota subito: il tempo ha un altro ritmo. Non è solo una sensazione legata al clima o al mare, ma un vero e proprio modo di vivere, che sorprende, disorienta e alla fine – spesso – conquista.

“Ahorita”: una parola, una filosofia

Una delle prime parole che gli stranieri imparano è ahorita. Letteralmente significa “tra poco”, ma nella pratica può voler dire subito, più tardi, domani o chissà quando.
Non è disorganizzazione: è un approccio culturale in cui le relazioni contano più dell’orologio e l’urgenza è spesso relativa.

Per un europeo, abituato a scadenze rigide e orari precisi, può essere frustrante. Per un dominicano, invece, è normale adattarsi alle circostanze, al caldo, agli imprevisti, alle persone.

La pausa invisibile del pomeriggio

Nelle ore centrali della giornata, soprattutto fuori dai grandi uffici e dalle zone turistiche, il Paese sembra rallentare. Negozi semiaperti, strade più silenziose, attività che riprendono con calma nel tardo pomeriggio.
Non esiste una “siesta” ufficiale come in altri Paesi, ma c’è una pausa non dichiarata, dettata dal sole, dall’umidità e da una saggezza pratica: forzare i ritmi non serve.

È anche il momento dei colmados, piccoli negozi di quartiere che diventano punti di incontro: musica bassa, chiacchiere, una bibita fredda. La vita sociale passa da lì.

La sera come spazio sociale

Quando il sole cala, la Repubblica Dominicana si risveglia. Le famiglie escono, le strade tornano vive, i bambini giocano nei quartieri. La sera non è solo relax, ma spazio di relazione, molto più che in molte città europee.

Cenare tardi, incontrarsi senza appuntamento, fermarsi a parlare anche solo per pochi minuti fa parte di un tessuto sociale ancora fortemente comunitario.

Un adattamento necessario per gli stranieri

Per italiani ed europei residenti, adattarsi a questo ritmo è spesso una delle sfide più grandi. All’inizio si parla di inefficienza, poi di esasperazione. Col tempo, però, molti scoprono che vivere sempre di corsa non è sinonimo di vivere meglio.

Chi riesce a trovare un equilibrio tra organizzazione personale e flessibilità locale scopre un vantaggio inatteso: meno stress, più contatto umano, maggiore capacità di accettare l’imprevisto.

Non lentezza, ma un altro equilibrio

Definire il tempo dominicano come “lento” è riduttivo. È piuttosto un tempo diverso, che privilegia la vita quotidiana, il clima, le relazioni e la resilienza.
In un mondo sempre più accelerato, la Repubblica Dominicana ricorda – spesso senza volerlo – che non tutto deve correre per forza.

Un tratto di costume che divide, ma che racconta molto dell’anima del Paese e del perché, nonostante tutto, tanti decidano di restare.

Emergenza elettrica nella Repubblica Dominicana: blackout, costi e una riforma che tarda ad arrivare

 


Il problema dell’energia elettrica resta uno dei nodi più critici della Repubblica Dominicana, e nel 2026 continua a incidere pesantemente sulla vita quotidiana di cittadini, imprese e comunità straniere residenti, compresa quella italiana.

Blackout quotidiani e servizio instabile

In molte zone del Paese le interruzioni di corrente non sono un’eccezione, ma una consuetudine. Quartieri popolari, aree rurali e persino zone turistiche convivono con tagli programmati o improvvisi, spesso senza comunicazioni chiare e tempestive.
Il risultato è una diffusa sensazione di precarietà che obbliga famiglie e attività commerciali a dotarsi di inverter, batterie e generatori, trasformando l’elettricità in un costo doppio: quello della bolletta e quello delle soluzioni alternative.

Bollette alte e perdite di sistema

Uno degli aspetti più contestati è il prezzo dell’energia, percepito come elevato rispetto alla qualità del servizio. Le autorità riconoscono che il sistema elettrico nazionale soffre ancora di perdite tecniche e commerciali molto alte, dovute a reti obsolete, allacci irregolari e difficoltà di riscossione.
Queste inefficienze finiscono per ricadere sugli utenti regolari, creando un clima di sfiducia che alimenta ulteriormente l’evasione e il circolo vizioso del sistema.

Riforme annunciate, risultati attesi

Negli ultimi anni il governo ha annunciato più volte piani di ristrutturazione del settore elettrico, investimenti nella generazione e nella distribuzione, oltre a un maggiore ricorso alle energie rinnovabili, in particolare solare ed eolico.
Tuttavia, sul terreno, molti cittadini faticano a vedere miglioramenti concreti. La distanza tra promesse istituzionali e realtà quotidiana resta ampia, e il tema dell’elettricità continua a essere uno dei più sensibili nel dibattito pubblico dominicano.

Impatto su imprese e turismo

L’instabilità del servizio elettrico non colpisce solo le famiglie, ma rappresenta un freno per le piccole e medie imprese, per i lavoratori autonomi e persino per il settore turistico, che è il motore dell’economia nazionale.
Hotel, ristoranti e strutture ricettive sono spesso costretti a investire ingenti risorse in sistemi autonomi di produzione di energia per garantire standard accettabili ai clienti.

La prospettiva degli italiani residenti

Per molti italiani che vivono nella Repubblica Dominicana, il problema elettrico è uno dei fattori più difficili da accettare dopo il trasferimento. Chi arriva dall’Europa si trova a dover riorganizzare abitudini, lavoro e perfino la vita domestica in funzione della disponibilità di corrente.
Nonostante ciò, cresce anche l’interesse verso soluzioni alternative, come l’installazione di pannelli solari privati, viste sempre più come un investimento necessario piuttosto che opzionale.

Una sfida decisiva per il futuro

La questione elettrica non è solo tecnica, ma politica, economica e sociale. Senza un servizio stabile, efficiente e sostenibile, la crescita della Repubblica Dominicana rischia di poggiare su basi fragili.



Al tema dell’energia elettrica nella Repubblica Dominicana si è dedicato anche il direttore de L’ItaloDominicano, Ennio Marchetti, che recentemente ha pubblicato il saggio Llegó la luz! La energía eléctrica en la República Dominicana.

Il volume propone una lettura storica e giornalistica dell’evoluzione del sistema elettrico dominicano, analizzando il passato, le criticità strutturali del presente e le prospettive future del settore. Senza un approccio tecnico specialistico, il libro è pensato per un pubblico ampio: cittadini, residenti stranieri, studenti e lettori interessati a comprendere perché l’elettricità resti uno dei problemi centrali del Paese, nonostante gli investimenti e le riforme annunciate.

Il saggio si inserisce nel dibattito pubblico come strumento di informazione e consapevolezza, offrendo chiavi di lettura utili per interpretare blackout, costi elevati e disuguaglianze nel servizio. Un contributo che conferma l’attenzione de L’ItaloDominicano verso i grandi temi strutturali che incidono direttamente sulla vita quotidiana di dominicani e comunità italiane residenti.

 

mercoledì 21 gennaio 2026

“Esiste l’Aldilà?”, il libro

 


“Esiste l’Aldilà?” è un mio saggio che si addentra nelle grandi questioni esistenziali legate alla vita e alla morte, affrontando la domanda che ha affascinato e inquietato l’umanità per millenni: “Cosa ci attende dopo la morte?”

L’opera offre un’analisi completa e approfondita delle diverse prospettive che culture, religioni e scuole di pensiero hanno sviluppato nel corso dei secoli. Dalla visione del Cristianesimo e dell’Islam, che vedono la morte come un passaggio verso la vita eterna, alle dottrine orientali dell’Induismo e del Buddhismo, che concepiscono la morte come parte di un ciclo di rinascite, il libro esplora i molti volti del concetto di aldilà.

A fianco delle visioni religiose, l’opera affronta anche le riflessioni dei grandi pensatori della filosofia occidentale, come Platone, Descartes e Kant, e le moderne filosofie materialiste ed esistenzialiste che vedono la morte come una fine definitiva dell’esperienza. Il saggio non manca di includere le recenti prospettive scientifiche e le esperienze personali legate a fenomeni paranormali, offrendo un quadro ampio e variegato del dibattito.

pub aldilà (1) 

“Esiste l’Aldilà?” è un invito alla riflessione su un tema inevitabile e universale, presentato in modo equilibrato e inclusivo.

Questo saggio non cerca di dare risposte definitive, ma piuttosto di offrire strumenti di comprensione per chi desidera esplorare il mistero più grande dell’esistenza umana.

Un’opera che si rivolge a credenti, scettici e a chiunque desideri interrogarsi su cosa ci attende oltre la soglia della vita.

Nuovo Consolato Onorario a Santiago!



Riceviamo dal Comites Santo Domingo:

Una bellissima giornata di comunità e italianità: è stato ufficialmente inaugurato il nuovo Vice Consolato Onorario d’Italia a Santiago, grazie alla generosa donazione degli spazi da parte dell’azienda Bocel, storica realtà industriale dominicana,  produttrice della pasta Princesa e di molti altri prodotti conosciuti in tutto il paese.

La visita è iniziata proprio nella loro sede, dove abbiamo potuto conoscere una vera eccellenza del territorio, con macchinari di origine italiana e oltre 60 anni di attività. Presente anche la Camera di Commercio Italo-Dominicana.

Il nuovo Vice Consolato, situato all’interno degli spazi donati, ospita anche una zona foresteria ed è destinato a diventare un punto di riferimento per la comunità italiana del Nord del Paese.

All’inaugurazione erano presenti:

👤 il sindaco di Santiago

👤 la governatrice provinciale

👤 i rappresentanti dell’Ambasciata d’Italia

👤 e tanti connazionali.

📍 Il Com.It.Es. di Santo Domingo ha partecipato all’evento con la sua Presidente Licia Colombo, portando il saluto istituzionale del Comitato e rinnovando l’impegno per essere sempre vicini ai connazionali, anche nelle province lontane dalla capitale.

✨ Momento speciale della giornata: il conferimento dell’Onorificenza della Stella d’Italia al Sig. Archimede Cabrera, da parte dell’Ambasciatore d’Italia, per il suo impegno a favore delle relazioni tra Italia e Repubblica Dominicana. Un onore celebrato poi con un pranzo presso la sua residenza.

Grazie a chi rende possibile tutto questo. L’italianità cresce, ovunque trovi radici. 🇮🇹🤝🇩🇴

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La vera musica dominicana: bachata, merengue e bolero, quando il ritmo aveva un’anima


C’è una Repubblica Dominicana che canta ancora con il cuore, anche se oggi rischia di essere coperta dal rumore. È quella della bachata, del merengue e del bolero, generi nati dal popolo, cresciuti nelle strade, nei cortili, nei bar di quartiere. Musica vera, fatta di storie, dolore, amore e vita quotidiana. Tutto ciò che molta musica ascoltata oggi dai giovani, semplicemente, non è più.

Bachata: quando la chitarra raccontava l’amore

La bachata non nasce per piacere alle classifiche, ma per consolare. È musica di notti lunghe, di amori persi, di nostalgia. Una chitarra, una voce sincera e parole semplici bastavano per raccontare un mondo intero. Artisti come José Manuel Calderón o Luis Segura cantavano ciò che la gente viveva davvero, senza filtri né pose.

La bachata moderna, spesso trasformata in prodotto commerciale, ha perso quella crudezza autentica. È più lucidata, più vendibile, ma anche più vuota.

Merengue: identità nazionale in musica

Il merengue è festa, orgoglio, appartenenza. È la musica che unisce generazioni, che riempie piazze e case, che racconta la Repubblica Dominicana meglio di qualsiasi discorso. Dal merengue típico a quello orchestrale, il ritmo è sempre lo stesso: irresistibile, popolare, vivo.

Nomi come Johnny Ventura e Wilfrido Vargas hanno fatto del merengue una bandiera culturale, senza mai svilirlo. Oggi, invece, anche questo genere viene spesso sacrificato alla velocità e all’effetto facile.

Bolero: l’eleganza del sentimento

Prima del ritmo, prima del ballo, c’era la parola. Il bolero è poesia cantata, è rispetto per la lingua e per il silenzio tra una nota e l’altra. In Repubblica Dominicana ha avuto interpreti straordinari, come Casandra Damirón, che hanno saputo dare dignità e profondità a un genere oggi quasi dimenticato dai più giovani.

E oggi? Rumore, non musica

Quella che molti giovani ascoltano oggi non racconta nulla: è ripetitiva, aggressiva, spesso volgare. Non parla di vita, non costruisce memoria, non lascia traccia. È consumo rapido, destinato a sparire domani. Non è evoluzione: è impoverimento culturale.

Una tradizione da difendere

La musica dominicana “bella” non è nostalgia sterile: è identità. È un patrimonio che andrebbe difeso, insegnato, trasmesso. Non per rifiutare il nuovo, ma per evitare che il passato venga cancellato dal nulla.

Per chi vive sull’isola — e per molti italiani che la amano — bachata, merengue e bolero restano una bussola emotiva. Perché la vera musica non segue la moda: resiste al tempo.

Repubblica Dominicana, tra ritmo lento e sorrisi: il costume quotidiano che conquista gli italiani


 

Vivere nella Repubblica Dominicana significa entrare in un mondo dove il tempo ha un valore diverso, i rapporti umani contano più degli orologi e la quotidianità è fatta di piccoli rituali che, per molti italiani, diventano presto uno stile di vita.

Il tempo: non un nemico, ma un alleato

Uno degli aspetti che colpisce di più chi arriva dall’Europa è il rapporto con il tempo. Qui la puntualità è flessibile, gli imprevisti sono parte della giornata e l’urgenza raramente prende il sopravvento. Non è disorganizzazione, ma una filosofia: prima le persone, poi il resto. Un approccio che inizialmente spiazza, ma che col tempo insegna a vivere con meno ansia.

Il saluto come forma di rispetto

In Repubblica Dominicana salutare è fondamentale. Un “buenos días” o un “¿todo bien?” non sono formule vuote, ma un vero atto di educazione e riconoscimento. Nei quartieri, nei colmado, negli uffici, il contatto umano viene prima della pratica da sbrigare. Un costume sociale che molti italiani riscoprono con piacere, ricordando un passato ormai raro anche in Italia.

Musica ovunque, senza motivo apparente

Merengue e bachata non sono solo generi musicali: sono una presenza costante. Si ascoltano nei bar, nei negozi, per strada, a volte anche negli uffici. La musica accompagna la vita quotidiana, scandisce le giornate e diventa un collante sociale. Non serve una festa: basta una radio accesa.

Tra mare, città e provincia

La vita cambia molto tra le grandi città come Santo Domingo e le località più piccole o costiere, come Las Terrenas. Nella capitale dominano traffico, rumore e ritmi più frenetici; nei centri minori prevale la dimensione comunitaria, dove tutti si conoscono e il confine tra vita privata e sociale è sottile.

Il rapporto con gli stranieri

Gli italiani sono generalmente ben visti. Considerati lavoratori, creativi e socievoli, trovano spesso porte aperte, soprattutto se dimostrano rispetto per la cultura locale. L’integrazione passa attraverso la lingua, l’umiltà e la capacità di adattarsi, più che attraverso il denaro o lo status.

Un equilibrio imperfetto ma autentico

La Repubblica Dominicana non è un paradiso senza problemi: burocrazia lenta, servizi discontinui e forti disuguaglianze sociali fanno parte della realtà quotidiana. Ma è proprio questo mix di difficoltà e umanità a renderla un luogo che lascia il segno.

Per molti italiani che vivono o frequentano l’isola, il vero lusso non è il mare o il clima, ma la possibilità di riscoprire un modo di vivere più semplice, diretto e umano. Ed è forse questo, più di ogni cartolina, il cuore autentico della Repubblica Dominicana.

martedì 20 gennaio 2026

Riprenderanno i voli tra Repubblica Dominicana e Venezuela? La situazione aggiornata


La possibilità di una ripresa dei collegamenti aerei tra Repubblica Dominicana e Venezuela è una delle domande più pressanti per passeggeri, operatori turistici e comunità migranti negli ultimi mesi.

Nel giugno 2025, il governo venezuelano e il suo ente di controllo dell’aviazione civile (INAC) annunciarono la reattivazione dei voli commerciali con la Repubblica Dominicana, dopo quasi undici mesi di sospensione. L’interruzione, iniziata nel luglio 2024, era stata decisa da Caracas in risposta alle critiche dominicane e internazionali sui risultati delle elezioni presidenziali venezuelane del 2024.

Per Caracas, la sospensione era motivata da presunte “azioni inaccettabili” e preoccupazioni per la sicurezza, ma nel giugno 2025 l’INAC comunicò ufficialmente – tramite i canali istituzionali – la volontà di riaprire le operazioni aeree di passeggeri, cargo e posta con la Repubblica Dominicana.

Tuttavia – come precisato dalle autorità dominicane dell’aviazione civile – la sospensione rimaneva in vigore fino a una decisione formale di Santo Domingo: la Junta de Aviación Civil (JAC) ha dichiarato che era in corso un’analisi tecnica, normativa e diplomatica prima di autorizzare il ritorno dei voli di linea.

Secondo fonti ufficiali dell’estate 2025, il governo dominicano non aveva preso una decisione definitiva sul ripristino dei voli, riservandosi di valutare ogni aspetto – dalla sicurezza ai rapporti diplomatici – prima di autorizzare il traffico regolare verso il Venezuela.

Nonostante le dichiarazioni del presidente venezuelano Nicolas Maduro, che in più occasioni ha affermato che le compagnie aeree venezuelane sono pronte a volare verso Santo Domingo, la palla resta in sostanza nel campo dominicano, in attesa di un accordo ufficiale tra i due paesi.

Il tema dei voli non può essere separato dal contesto geopolitico nella regione. A gennaio 2026, la Federal Aviation Administration (FAA) degli Stati Uniti ha emesso avvisi ai vettori internazionali su possibili interferenze e rischi legati a tensioni militari e restrizioni di spazio aereo su parte del Sud e Centro America, un elemento che può indirettamente influenzare operazioni di lungo raggio e piani di rotta nell’area caraibica.

Anche se tali avvisi non sono specifici per la rotta Dominicana-Venezuela, riflettono un clima di incertezza più ampio che coinvolge le rotte commerciali nella regione.

Ad oggi (gennaio 2026):

  • Le autorità venezuelane hanno espresso la volontà di riprendere i collegamenti con la Repubblica Dominicana e molte compagnie sub-regionale avevano la capacità tecnica per farlo.

  • Le autorità dominicane non hanno ancora autorizzato ufficialmente il ripristino dei voli commerciali, continuando a valutare il quadro politico, tecnico e di sicurezza.

  • Non ci sono ancora date confermate o rotte programmate di linee regolari tra i due paesi. La ripresa, se e quando arriverà, dipenderà da un accordo bilaterale concluso formalmente da enti di regolazione dell’aviazione e governi coinvolti.

Le autorità venezuelane, quindi, hanno ufficialmente annunciato l’intenzione di riaprire i voli verso la Repubblica Dominicana, ma la misura non è ancora operativa perché la controparte dominicana non ha ancora autorizzato il ripristino delle rotte commerciali.

La situazione è quindi in evoluzione: resta da vedere se nei prossimi mesi Santo Domingo e Caracas troveranno un accordo formale per ricollegare questi due importanti hub aerei caraibici.






Repubblica Dominicana: proposta per limitare la vendita di terreni e case agli haitiani


Negli ultimi mesi, in Repubblica Dominicana è tornato al centro del dibattito pubblico un progetto di legge proposto da un parlamentare che mira a regolare e controllare l’acquisto di immobili nel paese da parte di stranieri, con una particolare attenzione ai cittadini haitiani.

Cos’è la proposta

Secondo quanto riportato da fonti di settore e media locali, un disegno di legge è stato presentato alla Camera dei Deputati per stabilire che prima di concludere la vendita di qualsiasi immobile a cittadini haitiani, la transazione debba essere sottoposta a revisione e autorizzazione da parte dell’Esecutivo dominicano.

In altre parole, il testo proposto non vieterebbe in modo esplicito la vendita di immobili agli haitiani, bensì introduce un meccanismo di controllo statale preventivo, valutando caso per caso l’eventuale trasferimento di proprietà.

Perché se ne parla?

La proposta nasce in un contesto di accresciute preoccupazioni per la sicurezza e la gestione dei confini con Haiti, soprattutto nelle zone di frontiera. Alcuni politici locali e amministratori sostengono che il controllo sulle transazioni immobiliari possa servire a tutelare la sovranità territoriale e prevenire situazioni che possano essere viste come una minaccia all’integrità nazionale.

Queste preoccupazioni si inseriscono in un quadro generale di tensioni socio-politiche lungo il confine haitiano-dominicano, dove questioni di migrazione, sicurezza e sviluppo economico restano temi costanti nell’agenda politica di Santo Domingo.

Che cosa prevede il testo legislativo

I dettagli completi del disegno di legge non sono ancora stati pubblicati integralmente, ma le bozze disponibili indicano che:

  • Le autorità esecutive dovrebbero esaminare e approvare ogni richiesta di acquisto immobili da parte di cittadini stranieri, con particolare riferimento a chi proviene da Haiti;

  • Il meccanismo si applicherebbe a tutte le categorie di beni immobili, incluse case e terreni;

  • La proposta rientra in un più ampio filone di normative già esistenti o discusse che mirano a tutelare aree sensibili o strategiche attraverso controlli più rigidi sulle acquisizioni da parte di non dominicani.

Critiche e dubbi sollevati

La misura ha suscitato preoccupazioni tra esperti di diritto, associazioni di investitori e difensori dei diritti umani. Alcuni osservatori sostengono che una restrizione mirata potrebbe:

  • Inviare segnali negativi agli investitori internazionali sulla stabilità del quadro giuridico e dei diritti di proprietà in Repubblica Dominicana;

  • Alimentare tensioni etniche o xenofobe, considerando la storica sensibilità delle relazioni tra dominicani e haitiani;

  • Essere oggetto di contestazioni legali in sede nazionale o internazionale, qualora venisse interpretata come discriminatoria.

Situazione attuale e prossimi passi

Al momento non esiste una legge definitiva che proibisca la vendita di immobili agli haitiani in Repubblica Dominicana, né il testo è stato ancora approvato in via definitiva dal Parlamento. La proposta è all’esame degli organi legislativi competenti e potrebbe essere oggetto di modifiche significative durante il processo di discussione parlamentare.

La discussione legislativa proseguirà nei prossimi mesi, e sarà importante seguire come le autorità dominicane bilanceranno tra tutela della sovranità territoriale e rispetto dei diritti di proprietà e delle norme internazionali sugli investimenti esteri.


lunedì 19 gennaio 2026

L’Italia nel piatto: l’influenza della cucina italiana, patrimonio dell’umanità, nella Repubblica Dominicana


La cucina italiana non è solo pizza, pasta o gelato: il 10 dicembre 2025 l’UNESCO ha riconosciuto l’intera cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, sottolineando il valore universale delle sue tradizioni culinarie, del rituale del cibo e delle pratiche sociali legate alla tavola. Per l’UNESCO, la cucina italiana è “una miscela culturale e sociale di tradizioni che rafforzano legami e offrono una via per condividere la storia e il mondo” — un riconoscimento che va oltre il semplice apprezzamento gastronomico e celebra un modo di vivere e di stare insieme attorno al cibo.

In questo contesto, l’Italia porta nel mondo non solo ricette famose, ma un’idea di cultura e convivialità che si riflette anche nella vita gastronomica della Repubblica Dominicana.

La presenza della cucina italiana nella Repubblica Dominicana è ormai consolidata. Nei centri urbani e turistici del paese si moltiplicano locali che offrono piatti tipici italiani e reinterpretazioni mediterranee, testimonianza dell’influenza culinaria italiana apprezzata da dominicani, residenti stranieri, turisti e comunità italiane presenti sull’isola.

La pizza e la pasta, in particolare, sono ormai parte dell’offerta gastronomica comune in tutta la Repubblica Dominicana. Questi piatti — così come altre specialità italiane — sono presenti nei menu di ristoranti, pizzerie e bistrot, tanto nelle zone turistiche quanto nei quartieri residenziali.

L’adozione di questi piatti non significa solo replicare ricette straniere, ma anche adattarle al gusto locale: dai sughi più leggeri con ingredienti freschi tropicali alle pizze con ingredienti dominicani di stagione, si crea un ponte tra la tradizione italiana e i sapori caraibici.

Il riconoscimento UNESCO ribadisce che la cucina italiana non è solo cibo, ma cultura e modo di stare insieme: un concetto che trova eco anche nella cultura dominicana, particolarmente attenta alla convivialità e al momento della tavola come spazio di condivisione familiare e sociale.

Per la comunità italiana residente e per gli italiani in visita o che vivono nella Repubblica Dominicana, questa diffusione è un’importante forma di visibilità culturale — un modo per mantenere vive le proprie radici e per condividerle con ospiti, amici e vicini di casa.

La cucina italiana, ora ufficialmente patrimonio immateriale dell’umanità, non è solo un insieme di sapori: è una pratica culturale che ha saputo integrarsi con la scena gastronomica dominicana, arricchendola e contribuendo a un dialogo culturale quotidiano tra Italia e Repubblica Dominicana. Questo scambio fatto di piatti, ingredienti e convivialità è un’altra forma di ponte tra due culture che si incontrano nella tavola e nell’esperienza del gusto.

Venezuela e Repubblica Dominicana: quali opportunità dalla nuova situazione politica?


Negli ultimi mesi il Venezuela è entrato in una fase di profonda trasformazione politica, con la cattura di Nicolás Maduro da parte delle autorità statunitensi e la nomina di Delcy Rodríguez come presidente ad interim del paese sudamericano. Questo cambiamento, che ha forti implicazioni geopolitiche, apre scenari nuovi per i paesi della regione, tra cui la Repubblica Dominicana.

Una crisi che diventa opportunità geopolitica

La nuova situazione venezuelana sottolinea la fragilità istituzionale ed economica del paese, ma allo stesso tempo rappresenta una possibile opportunità diplomatica e strategica per Santo Domingo. Secondo analisti della regione, la Repubblica Dominicana può sfruttare questo momento per rafforzare il proprio ruolo di leadership democratica nei Caraibi, attrarre investimenti stranieri e consolidare la propria immagine di paese stabile e competitivo nella regione.

Per il paese caraibico, già oggi centro di crescita economica e hub commerciale regionale, questo potrebbe tradursi in nuove alleanze politiche ed economiche con attori internazionali interessati alla stabilizzazione dell’America Latina.

Impatto economico diretto e indiretto

Dal punto di vista commerciale, la relazione tra Venezuela e Repubblica Dominicana non è marcata da flussi significativi di beni tradizionali — Santo Domingo ha diversificato da tempo i propri fornitori di energia e altri beni strategici — ma può beneficiare indirettamente da un miglioramento della stabilità regionale. Un Venezuela più stabile potrebbe ridurre l’incertezza nei mercati energetici e finanziari dell’America Latina, elementi che influenzano le economie di tutta la regione, compresa quella dominicana.

Inoltre, la presenza di migranti venezuelani nella Repubblica Dominicana — parte di una diaspora di milioni di persone in tutta l’America Latina — rappresenta una potenziale risorsa economica se adeguatamente integrata nei mercati del lavoro e nei percorsi di formalizzazione. Studi internazionali evidenziano che, in diversi paesi dell’area, la popolazione venezuelana contribuisce significativamente all’economia locale, generando reddito e imprese, anche se spesso in settori informali.

Lavoro e integrazione: una sfida con ritorni possibili

La Repubblica Dominicana ospita già una comunità venezuelana importante, composta spesso da persone con livelli di istruzione medi o elevati. Programmi di normalizzazione dello status migratorio e di accesso al lavoro formale possono aiutare a trasformare questo capitale umano in un vantaggio competitivo per l’economia dominicana, aumentando produttività e consumi.

Se il governo dominicano continuerà a promuovere politiche di integrazione sociale ed economica, potrebbe capitalizzare su una forza lavoro dinamica e motivata, con effetti positivi su crescita, innovazione e diversificazione settoriale.

Visione politica e ruolo regionale

Infine, le scelte di politica estera della Repubblica Dominicana, orientate a mantenere relazioni stabili con partner internazionali e a sostenere processi democratici nella regione, possono rafforzare la posizione di Santo Domingo nel contesto latinoamericano. Ciò può tradursi in nuovi spazi di cooperazione politica, economica e culturale con governi e istituzioni che condividono valori democratici e di sviluppo sostenibile.

La nuova situazione in Venezuela, quindi, non rappresenta automaticamente un beneficio per la Repubblica Dominicana, ma apre finestre strategiche che, se gestite con politica lungimirante e integrazione economica, possono rafforzare il ruolo di Santo Domingo come ponte stabile nella regione. Per l’Italia e gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana, questo significa osservare con attenzione l’evoluzione geopolitica e cogliere eventuali opportunità di cooperazione economica e culturale in un’area in trasformazione.