C’è una deprecabile
usanza che si sta diffondendo sempre più, soprattutto tra alcuni giovani, sulle
strade della Repubblica Dominicana: il cosiddetto “calibrare”. Con
questo termine si indica la pratica di andare in moto per un tratto sollevando
la ruota anteriore, viaggiando esclusivamente su quella posteriore, spesso
accelerando per rendere la manovra più spettacolare.
Non si tratta di
un gioco innocuo né di una semplice bravata. Calibrare è prima di tutto
sinonimo di assenza di educazione stradale, di sprezzo delle regole e,
soprattutto, di totale disprezzo del pericolo, sia per chi guida sia per chi si
trova attorno. È una pratica che trasforma la strada, luogo condiviso da tutti,
in un palcoscenico per esibizioni irresponsabili.
Chi calibra perde
gran parte del controllo del mezzo. Basta un ostacolo, una frenata improvvisa,
un pedone che attraversa o un’auto che svolta per trasformare l’esibizione in
tragedia. Eppure questa abitudine viene spesso giustificata come segno di abilità,
di coraggio o, peggio ancora, di “stile”. In realtà è l’esatto contrario: è incoscienza
pura.
Il problema non
riguarda solo chi guida la moto. Coinvolge bambini, anziani, automobilisti,
altri motociclisti, tutti costretti a convivere con un comportamento che
aumenta drasticamente il rischio di incidenti. Le strade dominicane sono già
sufficientemente pericolose senza aggiungere pratiche che sfidano apertamente
il buon senso.
Alla base di
questo fenomeno c’è anche una carenza educativa. Calibrare non è solo una
violazione del codice della strada, ma il sintomo di una cultura che non
insegna il rispetto delle regole comuni, né il valore della responsabilità
individuale. Dove manca l’educazione civica e stradale, la trasgressione
diventa normalità e il pericolo viene banalizzato.
Contrastare
questa usanza richiede più di semplici multe. Servono controlli seri, certo, ma
soprattutto educazione, fin dalle scuole, e una presa di posizione
chiara da parte delle istituzioni e della società. La strada non è un circuito,
e la vita propria e altrui non è un accessorio sacrificabile per qualche
secondo di esibizionismo.
Continuare a
tollerare il “calibrare” significa accettare l’idea che il caos sia normale e
che la sicurezza sia un optional. Ma una società matura si misura anche da come
protegge i più deboli e da quanto pretende responsabilità da chi condivide
spazi pubblici.
L’ItaloDominicano continuerà a denunciare queste cattive
abitudini, perché il rispetto delle regole stradali non è un dettaglio: è una
questione di civiltà.

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