martedì 13 gennaio 2026

“Calibrare”: quando l’incoscienza diventa spettacolo sulle strade

 


C’è una deprecabile usanza che si sta diffondendo sempre più, soprattutto tra alcuni giovani, sulle strade della Repubblica Dominicana: il cosiddetto “calibrare”. Con questo termine si indica la pratica di andare in moto per un tratto sollevando la ruota anteriore, viaggiando esclusivamente su quella posteriore, spesso accelerando per rendere la manovra più spettacolare.

Non si tratta di un gioco innocuo né di una semplice bravata. Calibrare è prima di tutto sinonimo di assenza di educazione stradale, di sprezzo delle regole e, soprattutto, di totale disprezzo del pericolo, sia per chi guida sia per chi si trova attorno. È una pratica che trasforma la strada, luogo condiviso da tutti, in un palcoscenico per esibizioni irresponsabili.

Chi calibra perde gran parte del controllo del mezzo. Basta un ostacolo, una frenata improvvisa, un pedone che attraversa o un’auto che svolta per trasformare l’esibizione in tragedia. Eppure questa abitudine viene spesso giustificata come segno di abilità, di coraggio o, peggio ancora, di “stile”. In realtà è l’esatto contrario: è incoscienza pura.

Il problema non riguarda solo chi guida la moto. Coinvolge bambini, anziani, automobilisti, altri motociclisti, tutti costretti a convivere con un comportamento che aumenta drasticamente il rischio di incidenti. Le strade dominicane sono già sufficientemente pericolose senza aggiungere pratiche che sfidano apertamente il buon senso.

Alla base di questo fenomeno c’è anche una carenza educativa. Calibrare non è solo una violazione del codice della strada, ma il sintomo di una cultura che non insegna il rispetto delle regole comuni, né il valore della responsabilità individuale. Dove manca l’educazione civica e stradale, la trasgressione diventa normalità e il pericolo viene banalizzato.

Contrastare questa usanza richiede più di semplici multe. Servono controlli seri, certo, ma soprattutto educazione, fin dalle scuole, e una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni e della società. La strada non è un circuito, e la vita propria e altrui non è un accessorio sacrificabile per qualche secondo di esibizionismo.

Continuare a tollerare il “calibrare” significa accettare l’idea che il caos sia normale e che la sicurezza sia un optional. Ma una società matura si misura anche da come protegge i più deboli e da quanto pretende responsabilità da chi condivide spazi pubblici.

L’ItaloDominicano continuerà a denunciare queste cattive abitudini, perché il rispetto delle regole stradali non è un dettaglio: è una questione di civiltà.

 

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