venerdì 9 gennaio 2026

La cattura di Maduro e l’eco nei Caraibi: come la Repubblica Dominicana guarda al nuovo capitolo del Venezuela


La drammatica operazione militare con cui gli Stati Uniti hanno catturato il dittatore venezuelano Nicolás Maduro nei primi giorni del 2026 ha scosso sensibilmente l’intero continente americano e arriva come un fatto senza precedenti nella recente storia regionale. L’azione, condotta da forze speciali statunitensi con supporto aereo e di intelligence, ha portato alla deposizione forzata e all’espulsione del leader venezuelano verso gli Stati Uniti, dove dovrà rispondere di accuse legate al narcotraffico e ad altri crimini secondo la giustizia americana.

Un interesse forte anche nei Caraibi

La vicenda non è passata inosservata nella Repubblica Dominicana, dove cittadini e media locali stanno seguendo con attenzione e preoccupazione gli sviluppi politici e umanitari. Secondo sondaggi informali e commenti pubblici raccolti dai quotidiani locali, molti dominicani vedono con favore la rimozione di Maduro, ritenendo che fosse una figura al centro di una lunga crisi politica ed economica per il Venezuela. Qualcuno ha espresso sorpresa e sollievo, sperando che questo apra la strada a un nuovo corso democratico e migliori condizioni di vita per i venezuelani.

Al contempo, è evidente l’interesse che l’opinione pubblica dominicana nutre verso il destino dei migranti venezuelani che vivono nel paese, con legami sociali e lavorativi sempre più stretti tra le due comunità. La percezione prevalente nei commenti raccolti è che una svolta positiva in Venezuela potrebbe portare benefici anche alla regione caraibica in termini di stabilità.

La posizione ufficiale di Santo Domingo

Il governo dominicano, rappresentato dal presidente Luis Abinader, ha riaffermato una linea di condanna verso gli esiti elettorali venezuelani del 2024, sottolineando che la Repubblica Dominicana non ha mai riconosciuto la legittimità di Maduro dopo quelle elezioni. Abinader ha ribadito l’importanza di promuovere la democrazia, la pace e la cooperazione regionale, pur chiarendo che il suo paese sostiene il rispetto del diritto internazionale e soluzioni pacifiche alle controversie.

Questa dichiarazione riflette una posizione spesso adottata dai media dominicani più attenti alla geopolitica regionale, che richiamano l’attenzione sull’“interesse nazionale” e la necessità di equilibrio tra alleanze strategiche e rispetto per le norme internazionali.

Le reazioni nella regione

La cattura di Maduro ha pure prodotto divisioni all’interno dell’America Latina e dei Caraibi. Mentre alcuni governi appoggiano l’azione statunitense come un passo contro il narcotraffico e per la restaurazione della democrazia, altri la denunciano come una violazione grave del diritto internazionale. In seno alla CELAC (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños), differenti delegazioni non sono riuscite a formulare una posizione unitaria sulla vicenda, con paesi come la Repubblica Dominicana, Panama, e Paraguay che hanno bloccato una condanna collettiva dell’operazione, sottolineando le tensioni politiche interne alla regione.

Cosa significa per i dominicani

Per la comunità italiana e italo-dominicana la notizia segna l’inizio di un nuovo capitolo di attenzione verso le dinamiche latino-americane. In un paese come la Repubblica Dominicana, dove vivono migliaia di venezuelani e dove gli effetti delle crisi politiche regionali si sentono nelle famiglie, nelle imprese e nei rapporti sociali quotidiani, la scena internazionale non è mai distante dalla vita locale.

Il dibattito nei quotidiani come Listín Diario, Diario Libre o El Caribe riflette la complessità di giudizi: dalla speranza di stabilità democratica alla preoccupazione per la sovranità nazionale e le possibili tensioni future nella regione caraibica. La posizione ufficiale di Santo Domingo – pur sottolineando il sostegno alla democrazia – invita alla cautela, evitando slogan facili e privilegiando il dialogo diplomatico come via per un futuro stabile in Venezuela e nei Caraibi. 

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