mercoledì 25 febbraio 2026

Fuga da Las Terrenas? Piogge, paludi distrutte e spiagge sommerse dai rifiuti: il prezzo di uno sviluppo senza regole

 


A Las Terrenas non servono cicloni per andare in crisi. Basta un temporale.

Le strade diventano fiumi, le case si allagano, le attività chiudono per giorni. Famiglie intere spalano fango con la sensazione che tutto questo non sia una disgrazia naturale, ma la conseguenza diretta di scelte precise.

E oggi la domanda comincia a circolare con inquietante insistenza: siamo arrivati al punto di una fuga da Las Terrenas?

Per anni le zone umide hanno rappresentato il naturale sistema di drenaggio del territorio. Erano il polmone idraulico della città.

Poi sono arrivate le ruspe.
Paludi riempite di caliche. Terreni livellati. Permessi concessi. Cemento.

L’Ayuntamiento de Las Terrenas ha continuato ad autorizzare costruzioni anche in aree che storicamente erano destinate ad assorbire l’acqua piovana.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’acqua, privata dei suoi sfoghi naturali, entra nelle case.

Non è maltempo.
È pianificazione assente.

C’è poi un altro problema, altrettanto grave e troppo spesso ignorato.


Chi vive lungo il torrente Caño Seco sa bene cosa accade ogni volta che piove: i rifiuti gettati senza controllo lungo le sue sponde vengono trascinati verso il mare.

Plastica, sacchi, scarti domestici.
Tutto finisce sulle spiagge.

Le cartoline turistiche diventano discariche galleggianti. Il danno non è solo ambientale: è economico, d’immagine, strutturale.

Non si può parlare di “sviluppo turistico” mentre le spiagge si riempiono dei rifiuti che noi stessi non sappiamo gestire.

È troppo comodo parlare di fatalità.

Le responsabilità sono chiare:

  • Permessi edilizi concessi senza una visione idrogeologica seria.
  • Controlli inesistenti o inefficaci sulle costruzioni in aree sensibili.
  • Assenza di una politica rigorosa di gestione dei rifiuti nelle zone fluviali.
  • Mancanza di educazione ambientale e sanzioni reali.

La politica locale ha privilegiato la crescita rapida alla sostenibilità.
E ora la città presenta il conto.

Sempre più residenti – dominicani e stranieri – parlano apertamente di andarsene.

Non è isteria. È sfiducia.

Quando ogni stagione delle piogge diventa un incubo, quando il valore delle case è minacciato dagli allagamenti e quando le spiagge simbolo della città vengono invase dai rifiuti, la domanda diventa inevitabile: vale ancora la pena restare?

Se si vuole evitare un declino irreversibile, servono decisioni immediate:

  1. Moratoria immediata sui nuovi permessi edilizi nelle aree a rischio.
  2. Recupero e riapertura dei canali naturali di drenaggio.
  3. Piano serio di gestione e controllo dei rifiuti lungo il Caño Seco.
  4. Sanzioni reali per chi scarica illegalmente.
  5. Trasparenza totale sulle concessioni edilizie degli ultimi anni.

Non servono slogan.
Servono atti amministrativi concreti.

Las Terrenas è cresciuta senza freni. Ora rischia di pagare un prezzo altissimo.

La pioggia continuerà a cadere.
Il mare continuerà a restituire ciò che gli gettiamo dentro.

La vera domanda è un’altra:
chi avrà il coraggio di fermare questa deriva prima che la fuga da Las Terrenas diventi realtà?


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