sabato 29 novembre 2025

Perché tanti dominicani sono rumorosi, insofferenti alle regole e indifferenti alla pulizia?


Un problema culturale, storico… o politico?

Chi vive nella Repubblica Dominicana da anni — e chi la ama profondamente — lo sa bene: la bellezza straordinaria dell’isola convive con comportamenti quotidiani che a volte sorprendono, confondono o irritano. Rumore eccessivo, indifferenza al rispetto delle regole, motorini senza casco, pattumiere ignorate, musica a tutto volume a qualsiasi ora: sono fenomeni reali, visibili e radicati. 

Ma da dove nasce tutto questo? È davvero solo “modo di essere”? O c’è qualcosa di più profondo?

Dire che è “retaggio dello schiavismo, del desiderio di libertà di chi era in catene” sarebbe una semplificazione, ma negare che la storia lasci cicatrici sarebbe altrettanto sbagliato.
Per quasi quattro secoli, la popolazione dominicana ha vissuto sotto modelli di potere piramidali in cui chi comandava poteva tutto, chi era in basso non aveva diritti, le regole servivano solo a favorire i più forti.

In questi contesti non nascono cultura civica né fiducia nelle istituzioni: si sviluppa invece l’idea che nella cultura dominicana (come in molte culture caraibiche e afrodiscendenti), il rumore non è necessariamente segno di inciviltà: è identità, è comunità, è modo di esprimersi.
Il problema nasce quando la libertà di uno invade violentemente lo spazio dell’altro, cosa che accade spesso dove non esistono regole condivise o strumenti per farle rispettare.

Qui arriviamo alla domanda cruciale: perché le regole non si fanno rispettare?
La risposta è semplice e scomoda:

Perché far rispettare le regole fa perdere voti.

Molti politici, municipali e nazionali, preferiscono evitare conflitti con gruppi rumorosi, tassisti senza licenza, venditori informali, motoconchistas senza casco, locali notturni con casse potenti come discoteche, perché sono migliaia, votano, si mobilitano rapidamente, possono trasformare un candidato in un nemico politico.

Così si crea un paradosso: chi rispetta le regole si sente abbandonato, chi non le rispetta si sente legittimato. Risultato: lo Stato arretra, l’anarchia avanza.

Il sistema educativo dominicano ha fatto progressi, ma raramente insegna educazione civica, cultura del bene comune, rispetto dello spazio pubblico, responsabilità individuale. E senza queste basi, il resto diventa improvvisazione.

Allora è tutto perduto? No, la trasformazione è già iniziata

Le nuove generazioni sono molto più consapevoli: sono sensibili all’ambiente, si indignano sui social, viaggiano di più, chiedono servizi migliori, sono più esigenti.

Molti comuni stanno iniziando campagne più decise sulla pulizia e sul rispetto degli spazi pubblici, anche grazie alla pressione di residenti e comunità straniere.

Rumore, individualismo e sporcizia non sono tratti genetici né difetti morali. Sono il risultato di: storia difficile, istituzioni deboli, politica accomodante, mancanza di regole chiare e rispettate, un’educazione civica assente.

Eppure la Repubblica Dominicana ha tutto per diventare un modello caraibico: energia, creatività, cultura, talento umano.

Serve solo una cosa: uno Stato, e una società, che credano davvero nelle regole. E le applichino.


Nessun commento:

Posta un commento