In teoria, il governatore è una figura di coordinamento territoriale, chiamata a gestire aree vaste, popolose, complesse. In pratica, in molti Paesi diventa una poltrona politica, utile più a distribuire potere che a governare davvero. Il confronto tra Italia e Repubblica Dominicana rende questa distorsione evidente.
Regioni
italiane: poche, grandi, storiche
L’Italia è divisa
in 20 Regioni, ciascuna con un presidente (governatore) e una struttura
amministrativa articolata. Alcune di queste regioni hanno dimensioni e
complessità paragonabili a veri e propri Stati:
- Sicilia: oltre 25.000 km², più di 5 milioni di
abitanti;
- Lombardia: motore economico del Paese, quasi 10
milioni di residenti;
- Piemonte, Veneto, Toscana: territori vasti, infrastrutture
complesse, economie diversificate.
L’Italia intera
copre circa 301.000 km². Ventuno presidenti regionali (venti più le
autonomie speciali) governano un Paese lungo, montuoso, densamente abitato, con
enormi differenze economiche e sociali tra Nord e Sud.
Si può discutere
sull’efficienza delle Regioni italiane, ma una cosa è chiara: il territorio
esiste, il problema da gestire anche.
Province
dominicane: piccole, frammentate, politiche
La Repubblica
Dominicana è un Paese che misura appena 48.000 km². Una penisola
caraibica poco più grande della Lombardia. Eppure è suddivisa in 31 province
più il Distretto Nazionale, ognuna con il proprio governatore
provinciale, nominato politicamente.
In pratica:
- un Paese sei volte più piccolo
dell’Italia;
- con più di una trentina di
governatori;
- su territori che, in alcuni casi,
sono più piccoli di una provincia italiana o persino di una grande città
europea.
Alcune province
dominicane hanno estensioni e popolazioni tali da rendere il ruolo del
governatore amministrativamente marginale. Eppure la carica esiste, con
ufficio, personale, budget e visibilità politica.
I numeri che
fanno riflettere
Mettiamo i dati
uno accanto all’altro:
- Italia: 20 Regioni – 301.000 km²
- Rep. Dominicana: 32 entità provinciali – 48.000 km²
In proporzione,
la Repubblica Dominicana ha più governatori per chilometro quadrato di
uno Stato europeo complesso come l’Italia.
La domanda sorge
spontanea: serve davvero tutto questo apparato?
Governatori
per governare o per accontentare?
In Italia i
presidenti di Regione sono eletti, politicamente esposti, spesso contestati. In
Repubblica Dominicana i governatori provinciali sono nominati, non
eletti, e rispondono più al potere centrale che ai cittadini.
Il sospetto,
sempre più diffuso, è che molte di queste cariche servano soprattutto a:
- accontentare alleati politici;
- distribuire incarichi dopo le
elezioni;
- mantenere reti di fedeltà
territoriale;
- occupare lo spazio pubblico con
figure istituzionali poco incisive.
Non coordinano
grandi politiche, non gestiscono macro-budget, non risolvono problemi
strutturali. Ma esistono, e questo basta a giustificarne il
mantenimento.
Una burocrazia
che pesa
Ogni governatore
significa:
- stipendio;
- staff;
- sede;
- spese di rappresentanza.
Moltiplicato per
decine di province, il costo diventa rilevante per un Paese con risorse
limitate, servizi pubblici fragili e forti disuguaglianze sociali.
Conclusione:
meno cariche, più Stato
Il confronto con
l’Italia non serve a idealizzare il modello europeo, ma a mettere in luce una
sproporzione evidente. Un territorio piccolo, frammentato in molte cariche
politiche, rischia di diventare un sistema di compensazione più che di governo.
Meno governatori
non significherebbe meno presenza dello Stato. Significherebbe uno Stato più
snello, meno clientelare, più credibile.

Nessun commento:
Posta un commento