La Junta Central Electoral (JCE) della Repubblica Dominicana ha comunicato che a partire dall’8 aprile inizierà la distribuzione della nuova cédula di identità. Una data attesa da tempo, più volte rinviata negli anni, probabilmente a causa dell’elevato costo economico e logistico dell’operazione.
La notizia, di per sé, non sorprende: aggiornare un documento d’identità nazionale, migliorarne la sicurezza e adeguarlo agli standard tecnologici internazionali è un obiettivo legittimo di qualsiasi Stato moderno. Tuttavia, come residenti stranieri, osservatori ma anche contribuenti, riteniamo di avere non solo il diritto, ma anche il dovere di porre domande, esprimere perplessità e suggerire alternative.
Non si tratta di ingerire nella politica interna di un Paese, bensì di partecipare in modo responsabile al dibattito pubblico, considerando che paghiamo tasse, contribuiamo all’economia e viviamo quotidianamente le conseguenze delle scelte istituzionali.
Il punto centrale non è se cambiare la cédula, ma quando e come farlo.
L’annuncio arriva infatti in un momento particolarmente delicato per le finanze pubbliche dominicane. Lo scandalo Senasa, con il suo impatto economico e simbolico, ha messo sotto pressione il bilancio dello Stato e ha incrinato la fiducia di una parte dell’opinione pubblica nella gestione delle risorse. Allo stesso tempo, il Parlamento continua ad approvare nuovi indebitamenti in tempi rapidissimi, spesso senza un dibattito pubblico approfondito.
In questo contesto, è legittimo chiedersi:
era davvero indispensabile avviare ora un’operazione così costosa?
Oppure sarebbe stato più prudente rimandarla, concentrando risorse e attenzione su emergenze più urgenti?
Esistono inoltre modelli alternativi, già adottati in altri Paesi dell’area latinoamericana. In Colombia, ad esempio, la cédula è stata aggiornata introducendo nuovi livelli di sicurezza, ma la sostituzione avviene progressivamente, al momento della scadenza del documento precedente. Un sistema che consente di distribuire i costi nel tempo, ridurre l’impatto sul bilancio pubblico e limitare i disagi per i cittadini.
Una soluzione simile sarebbe stata percorribile anche nella Repubblica Dominicana?
Avrebbe garantito maggiore sostenibilità finanziaria senza rinunciare all’innovazione tecnologica?
Queste domande non nascono da sfiducia preconcetta, ma da una preoccupazione concreta per la gestione delle risorse pubbliche. In un Paese che ambisce a rafforzare la propria credibilità istituzionale e internazionale, il tempismo delle decisioni è importante quanto le decisioni stesse.
Come comunità italiana residente, osserviamo con rispetto e attenzione. Ma proprio perché viviamo qui, lavoriamo qui e qui abbiamo scelto di costruire una parte della nostra vita, sentiamo il diritto di dire che trasparenza, priorità chiare e programmazione responsabile sono elementi fondamentali per la crescita di qualsiasi nazione.
Il cambio della cédula potrà anche rivelarsi una scelta giusta. Resta però aperta una domanda semplice, che merita una risposta chiara:
era questo il momento giusto?

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