Come ogni dicembre, anche nella Repubblica Dominicana si ripete un rituale ormai consolidato: Governo, istituzioni pubbliche e politici di ogni colore scendono in strada per distribuire pacchi natalizi alle famiglie più povere. Riso, pasta, olio, qualche scatoletta e poco altro. Un gesto presentato come solidarietà, spesso accompagnato da fotografie, telecamere e slogan beneauguranti.
Ma dietro questa tradizione, che si rinnova puntualmente sotto le festività, si nasconde una realtà meno rassicurante. I pacchi natalizi contengono quasi sempre prodotti di scarsa qualità e quantità limitata, insufficienti a garantire più di pochi giorni di sopravvivenza. Un aiuto temporaneo che non incide minimamente sulle condizioni di vita di chi vive in povertà cronica.
La domanda allora è inevitabile: servono davvero questi pacchi o servono piuttosto a placare le coscienze e a raccogliere consenso politico?
I poveri non hanno bisogno di carità stagionale, ma di politiche strutturali. Avrebbero bisogno di pensioni sociali dignitose per gli anziani che non hanno mai potuto contribuire a un sistema previdenziale, di occupazioni stabili e di salari adeguati al costo reale della "canasta básica", che continua a crescere mentre i redditi restano fermi.
Un pacco natalizio non paga l’affitto, non copre le spese mediche, non garantisce istruzione ai figli né sicurezza alimentare per tutto l’anno. Al contrario, politiche pubbliche serie sul lavoro, sulla previdenza e sul welfare avrebbero un impatto reale e duraturo sulla riduzione della povertà.
La solidarietà non dovrebbe essere un evento annuale legato al calendario o alle elezioni, ma un impegno costante dello Stato. Finché la risposta alla povertà sarà limitata a pacchi e sussidi occasionali, la disuguaglianza continuerà a crescere, e con essa la distanza tra promesse politiche e vita quotidiana dei cittadini più vulnerabili.
Il Natale dovrebbe essere un momento di riflessione. Forse è arrivato il tempo di chiedersi se distribuire pacchi sia davvero un atto di generosità o piuttosto il simbolo di un sistema che preferisce l’assistenzialismo alla giustizia sociale.

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